OUTCAST (2010)

Titolo OriginaleOutcast
NazioneGran Bretagna/ Irlanda
Anno Produzione2010
Durata93'

TRAMA

Mary e il figlio adolescente Fergal si trasferiscono per nascondersi da qualcosa o qualcuno che li bracca. Cercando di stringere nuove relazioni Fergal si ritrova combattuto tra la fascinazione per la sua vicina Petronella e il maniacale senso di protezione della madre.

RECENSIONI

A caccia del figlio-mostro (il giovane Fergal, nato da una relazione proibita), il licantropo Cathal sa che avrà i poteri propri della sua stirpe solo se riuscirà a trovarlo e ucciderlo. Ma la madre protegge il ragazzo con le unghie e con i denti: trasferitasi in una squallida periferia scozzese, deve tenere lontano Fergal non solo dall’implacabile padre, ma anche dalla nefasta attrazione che il ragazzo prova per la nuova vicina.
Ambientato nei classici sobborghi britannici, fatti di casermoni tutti uguali (e che proprio per questo rendono difficile l’essere intercettati: la casa viene scelta per questo motivo), il film si propone come una favola moderna in cui il bosco pieno di insidie è, per l’appunto, l’ambientazione degradata prescelta e in cui il rapporto e la dinamica familiare esasperati possono essere riletti in chiave freudiana: l’attaccamento della madre al figlio, la repressione della sessualità, l’eccesso di protezione creano mostri. Il film sfruttando a fondo tutto quello che l’ambientazione offre (facce comuni, problematiche sociali, conflitti razziali, gergo), al di là dei collegamenti e delle doppie letture (il desiderio di abbandonare la periferia, la condanna a vagarvi per sempre come maledizione, la visione traslata della violenza familiare – il duello finale -, il licantropo come reietto – outcast – e quindi “diverso”, spinto ai margini della società), che si muove in due direzioni narrative destinate a incrociarsi nella parte finale, funziona proprio nel suoi elementi primari, quelli della fiaba con rivelazione finale, in cui non si dà alcuno spazio al gore, ma si fa leva su un armamentario classico fatto di rituali occulti, magia nera, sacrifici, sortilegi.</br />Al Festival si insisteva sul fatto che il film sembrasse un horror diretto da Ken Loach (cui farebbe pensare anche lo sporco registro dell’immagine), dimenticandosi che il contesto realistico è un canone ricorrente della tradizione cinematografica anglosassone, anche nel genere (si pensi, al di là di molte produzioni Hammer, soltanto al recente Mum & Dad di Steven Shell), laddove, al di fuori del contesto britannico, in tutta evidenza il collegamento più recente è lo scandinavo Lasciami entrare.