DISNEY+, Fantascienza, Recensione

GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL. 3

Titolo OriginaleGuardians of the Galaxy Vol. 3
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2023
Durata150'
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Nel loro nuovo quartier generale su Knowhere, i Guardiani della Galassia vengono attaccati da Adam, un essere creato dall’imperatrice dei Sovereign, che intende vendicarsi dei Guardiani per l’affronto subito da loro anni prima. Rocket viene gravemente ferito e non può essere curato con metodi ordinari. I Guardiani decidono di recarsi al quartier generale della Orgocorp per trovare una cura per il loro amico.

RECENSIONI

Volendo semplificare un po’ (troppo), è dai tempi di Endgame che la Marvel ne azzecca poche e sta perdendo, diciamo, incisività. Con le parziali eccezioni delle serie Wanda Vision e Loki, la fase 4 e (quello che si è visto per ora del)la fase 5 sono state deludenti, appena rianimate da qualche bella speranza disattesa (Doctor Strange nel Multiverso della Follia, col nome/nume di Raimi a infiammare troppo gli animi). L’unica eccezione è costituita da questo I Guardiani Della Galassia Vol. 3 ma il motivo è piuttosto evidente: è forse l’unico prodotto cinematografico Marvel ad avere una sua precisa personalità e una (almeno apparente) autonomia autoriale che lo emancipa dal resto. Anche perché ci sembra che James Gunn con questo terzo capitolo abbia trovato la quadra: forse ancora troppo marveliano/(super)eroistico in senso tradizionale il primo, forse troppo sbilanciato verso il comico il secondo, riuscitissimo esercizio di equilibrismo questo terzo.

L’aria di famiglia consolidata aiuta a giocare sul sicuro, con gag/battute ormai – appunto – familiari senza essere troppo ripetitive (o meglio: in cui la ripetitività fa parte del gioco), gli slanci eroistici tradizionali sono sempre più pirotecnici (spesso risolti con long take impossibili coreografati in modo fantasioso) e la componente emotiva assume stavolta un ruolo centrale prossimo al ricattatorio, ma in senso – diciamo – buono (lo straziante passato di Rocket, sapientemente diluito a suon di flashback lungo tutto il film, la storia d’amore impossibile tra Star-Lord e l’altra Gamora). Funziona tutto. Così come azzeccatissime sono alcune scelte scenografiche, una su tutte quella biotecnologica virata al vintage legata all’Orgosfera, versione quasi ludica e psichedelica di suggestioni cronenberghiane.
Dopo i titoli di coda e due scene post-credit, ci fanno sapere che Star-Lord tornerà. Ma non i (nuovi) Guardiani, forse. Un po’ dispiace perché ormai ci eravamo affezionati a questo elogio dell’amicizia e della famiglia simpaticamente disfunzionale. Ma dovrebbe dispiacere anche alla Marvel stessa, perché la sensazione è che stia diventando sempre meno rilevante e che James Gunn fosse l’unico della scuderia (o almeno “di area”) ad aver fatto il corso per utilizzare il defibrillatore.