Drammatico

NON MA FILLE, TU N’IRAS PAS DANSER

Titolo OriginaleNon ma fille, tu n'iras pas danser
NazioneFrancia
Anno Produzione2009
Durata105'

TRAMA

Dopo la separazione dal marito, Léna cerca di affrontare al meglio la vita con i suoi due bambini.

RECENSIONI


Ancora la famiglia domina un film di Honoré, con una giovane madre all’epicentro del suo marasma e una costellazione di parenti-satellite che le gravita attorno e che innesca il gioco dei confronti e degli scontri, personali, generazionali, puramente e semplicemente umorali.
L’autore, con il suo film ad oggi più compiuto e maturo, abbandonando le ingenuità naif dell’amabile Les chansons d’amour, non ha alcuna remora, lui che la Nouvelle Vague sa bene cos’è, nel raccontare la questione attraverso elementi anticonvenzionali, ricorrendo a un narratore evidente (il vecchio padre, nella prima delle due divagazioni dall’impianto naturalistico del lavoro), descrivendo, attraverso una serie di didascalie narrate o di veloci siparietti, la sostanza dei rapporti tra i vari membri della famiglia, i loro caratteri, le loro idiosincrasie, le loro alleanze o conflitti. Léna è una madre irrisolta che ha paura di imporsi sui figli che ama molto e a cui dice sempre sì, con un fratello che la sfotte, una sorella che la schiaccia, una madre che la colpevolizza, un padre che la giudica, familiari che vorrebbero il suo bene senza interrogarla mai su ciò che lei effettivamente desidererebbe per sé. Mentre gli anziani genitori vivono il loro rapporto in maniera ancora dialettica e sessuale, una tendendo a dare ordine alle cose, l’altro scompaginando gli assetti, le coppie formate dai loro figli sono in grave crisi o forse no. Insomma, il panorama di questa famiglia è in continuo mutamento, non conosce una fisionomia stabile, teatro demenziale in cui i ruoli sono interscambiabili e quasi sempre nevrotici, comunque liberatoriamente ricoperti un po’ da tutti, con un certo divertimento compiaciuto, ché la vita placida è anche noiosa.


La direzione di questo bellissimo film, da parte di Honoré, secondo canoni tutto sommato tradizionali, distanziandolo dalle bizzarrie solite, si rivela una falsa pista ché la favola bretone che il figlio narra a Léna si trasforma in una parentesi narrativa in costume che metaforizza il malessere rappresentato, riportando l’autore sul terreno prediletto della divertita profanazione della compattezza stilistica di un’opera quasi integralmente basata sul dialogo e che da questo e dalle sue evoluzioni fa dipendere la concezione della messa in scena: Honoré, infatti, a parte l’inserto anzidetto e la narrazione rivolta allo spettatore dal padre di Léna, è tutto proteso a rendere, attraverso la conversazione, la sostanza dell’ intreccio.
Nel generale plauso a tutti gli attori, un riconoscimento particolare all’interpretazione convinta di Chiara Mastroianni che rende al meglio un personaggio problematico tratteggiato con straordinaria finezza.