Drammatico

LA RAGAZZA HA VOLATO

TRAMA

Nadia è un’adolescente ‘scomoda’ che vive a Trieste. Cresce coltivando una solitudine da cui uscirà in modo inatteso.

RECENSIONI

Cosa succede dietro alle finestre delle case altrui? Se si ama il cinema non possiamo non essere attratti da ciò che captiamo oltre il confine del visibile, dai gesti che immaginiamo, dalle parole e dai silenzi che intuiamo. Wilma Labate apre e chiude il film con una carrellata su case e condomini in quel di Trieste. Tante vite affiancate che probabilmente non si incontreranno mai, con in comune la condivisione di orari, abitudini, in una periferia non degradata, solo indifferente e persa, ma non perduta, nel suo tran tran. In questa atmosfera, dove il grigiore avanza e il nero è dietro l’angolo, vive Nadia, adolescente come tante, con un futuro da costruire e molte incognite da affrontare. Il contesto familiare non la aiuta granché. Non la osteggia nemmeno, ma nei genitori alla voglia di stare insieme è subentrata l’abitudine e la sorella maggiore è già uscita di casa. A mancare è soprattutto il sostegno delle parole, sostituite da sguardi che ne raccontano l’assenza. Nadia è introversa, malinconica, con un animo ribelle. Ha sedici anni ed è lasciata un po’ a se stessa. Il pomeriggio che passa con un ragazzo seducente conosciuto in un bar cambierà per sempre la sua vita.

Il film parte a bomba grazie a una protagonista, la giovane Alma Noce, che buca lo schermo e a una lunga sequenza di stupro davvero potente, sia per ciò che mostra che per la differente consapevolezza che lascia in chi ne è protagonista. Il ragazzo non si rende quasi conto della gravità di ciò che ha fatto, mentre Nadia, temendo ulteriori violenze, forse covando un senso di colpa, si chiude ancora di più nel suo silenzio. Un silenzio che in famiglia nessuno si preoccupa di sondare. Il film però, sceneggiato dalla regista insieme ai fratelli D’Innocenzo, non punta all’analisi sociologica o al thriller, ma utilizza lo stupro come motore narrativo per scavare nel personaggio di Nadia e darle una direzione. È un film quasi muto, fatto soprattutto di sguardi, dove l’ellissi evita il disperdersi del racconto nel fatto di cronaca e lascia centrale il percorso interiore della protagonista. Una nuova vita le si profila all’orizzonte. Il grigiore è sempre lì, il paradiso forse è altrove, ma il nero è sotto controllo. Una luce diversa illumina infatti gli occhi di Nadia che sembra avere trovato punti di riferimento in grado di darle un equilibrio. Che la ragazza, come suggerisce il titolo, abbia volato? Verso dove lo sa solo lei. Noi possiamo solo immaginarlo.