Fantascienza

JUPITER

Titolo OriginaleJupiter Ascending
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2015
Durata127
Interpreti
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Jupiter Jones è una giovane immigrata russa che si guadagna da vivere facendo le pulizie (apparentemente specializzata nella pulizia dei bagni). Ma in realtà è una regina intergalattica.

RECENSIONI

Jupiter Ascending è un film semplicemente imbarazzante, un pot-pourri di marchi di fabbrica wachowskiani senza capo né coda. Riducendola all’osso, la storia è la stessa di Matrix, con gli umani, ignari, sfruttati da “altri” (macchine, dinastie intergalattiche) come fonti-di-vita-energia. Così come omologa è la volontà di frullare molta (tutta la?) cultura pop in un oggetto capace di frugare nelle cellette mnemoniche di molti tipi di spettatori. Andando a casaccio, ma non vedo altri modi, ci si imbatte in sentori di Guerre Stellari, Cenerentola, Blade Runner, Il Mago di Oz, Dune, Flash Gordon, Brazil (cameo certificante di Terry Gilliam), Ritorno al Futuro, Silver Surfer fino a cose più recenti tipo I Guardiani della Galassia. Ma si potrebbe continuare. Tutto in salsa anni ’80, data l’impostazione molto ingenua/passé dell’impianto fantastico e avventuroso, ma servito con spirito postmodernista anni ’90, ossia una ventina d’anni dopo il lecito.

Non contenti, Andy e Lana Wachowski comprimono in un paio d’ore una quantità di materiale narrativo che sembrava più adatta a una trilogia (o magari una serie televisiva): tutta una cosmogonia fatta di dinastie intergalattiche, burocrazia e fanta-tecnocrazia, con tanto di metafore anticapitaliste e sottotesti pseudofilosofici (il Tempo come bene più prezioso, cfr. In Time). Un po’ troppo. E scritto malissimo. L’impressione è quella dell’arbitrarietà, segmenti narrativi collegati tra loro alla bell’e meglio, con ellissi, lacune e continua compenetrazione di deficit e sovraccarico informativo. Un pasticcio. Che pure ha i suoi momenti visivi, in parte ascrivibili ai marchi di fabbrica di cui si diceva in apertura (ralenties alla matrix), in parte semplicemente “grandiosi”, come nei campi lunghissimi spaziali o nelle sequenze action tra i palazzi di Chicago, un po' Avengers e un po' Transformers.
Eppure, per tutto il film affiora la volontà di trovarci qualcos’altro che lo salvi, questo Jupiter. Tanta è l’incredulità, di fronte alla proliferazione di sciocchezze su sciocchezze, che sorge il dubbio che ci stia sfuggendo qualche particolare, che stiamo sbagliando approccio e chiave di lettura, che forse ci sia qualcosa di più profondo (o laterale), di ironicamente autoreferenziale, intenzionale, progettuale. Che, insomma, questo sia in realtà un film complesso e, come si dice, “importante”, destinato ad essere snobbato e sottovalutato in attesa di una rivalutazione postuma che gli renderà giustizia. Poi il film finisce, passano un paio di giorni e ti convinci che molti di quei bei discorsi, in effetti, vanno benissimo. Per Cloud Atlas.