Horror

EVIL EYES

Titolo OriginaleEvil Eyes
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2004
Genere
Durata90'
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Jeff Stenn è uno sceneggiatore in cerca di lavoro. Un giorno un eccentrico produttore gli chiede di scrivere una sceneggiatura per un film su un serial killer. Ma per uno strano gioco del destino, ogni volta che Jeff descrive un nuovo terrificante omicidio dell’assassino una persona a lui vicina muore nelle stesse circostanze. Per Jeff inizia un incubo dove realtà e fantasia diventano una cosa sola.

RECENSIONI

Mark Atkins esordisce con questo thriller horror senza pretese che ripropone il tema della scrittura e del labile confine che divide realtà e immaginazione, ma arriva tardi di almeno 10 anni rispetto a Cronenberg, Coen e Romero, e non aggiunge nulla di nuovo. “Evil Eyes” rientra nella categoria degli horror di serie B che puntualmente invadono le sale nella stagione estiva, purtroppo però in questo caso oltre al budget hanno risparmiato anche sulle idee.
In un horror a basso costo le strade che può percorrere un regista per salvarsi la faccia sono almeno due: abbondare con il gore negli effetti speciali (il lattice costa quanto una bottiglia di buon vino: circa dieci euro al litro), oppure buttarla sul ridicolo e far passare in secondo piano la sciatteria della confezione (Sam Raimi docet). “Evil eyes” per non scontentare nessuno è brutto tanto per la storia quanto per la parte tecnica.
La storia dello sceneggiatore maledetto Jeff Stenn che non riesce più ad ottenere un contratto perché tutto ciò che scrive puntualmente accade nella realtà è buona solo sulla carta. La regia di Atkins non riesce a renderla interessante nemmeno per un secondo: inquadrature ripetitive, montaggio da dilettanti e attori abbandonati all’orrore di dialoghi senza senso, mettono in scena il racconto trasformandolo in una puntata di Casa Vianello. Dove il racconto vorrebbe essere referenziale riesce banale, dove vorrebbe esprimere inquietudine risulta involontariamente ridicolo.
Gli effetti speciali sono impiegati il minimo indispensabile e si risolvono in una macchia rossa e un paio d’occhi strabuzzanti nelle scene di morte. Non c’è molto da dire su questo film se non che si tratta di una pellicola veramente brutta e insignificante. La presenza nel cast di Adam Baldwin e Udo Kier dimostra che la loro carriera naviga oggi più che mai in brutte acque.