Drammatico

17 FOIS CECILE CASSARD

Titolo Originale17 fois Cécile Cassard
NazioneFrancia
Anno Produzione2002
Durata105'
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia
Musiche
  • 57409

TRAMA

Diciassette momenti chiave della vita di Cécile Cassard: sposata e madre del piccolo Lucas, perde il marito in un incidente. Lasciato il figlio all’amica Edith, comincia un vagabondaggio che la conduce a Tolosa…

RECENSIONI


Quello di Cécile Cassard è un viaggio dantesco nell’oscura selva del dolore: l’elaborazione del lutto si presenta come un percorso totalizzante, un cammino accidentato di vita e lacrime, in cui persone si incontrano e si lasciano, cose nuove si trovano e altre si perdono. Già da questo film il cinema di Honoré si afferma come entità mobile e frastagliata, un territorio dai confini indefiniti in cui tutto può accadere e le cui coordinate si affermano istante per istante, senza alcuna regola premeditata. L’apparizione del fantasma del marito morto, nella prima scena, dà subito la misura del rapporto che il regista vuole intrattenere con il realismo; il modo in cui i personaggi vengono presentati ed elaborati dimostra, poi, un approccio antipsicologico, lontano dalle consuete convenzioni narrative, più vicino a certe istanze poetiche dell’avanguardia teatrale.


Cécile, distrutta dal dolore della perdita del consorte, si ricostruisce in diciassette frammenti di vita ed esperienza all’interno di un mondo in cui sembra vagare come una straniera. Avendo lasciato il figlio alla migliore amica (reputandosi un pericolo per lui), la donna, la cui testa è diventata la maison de morts, immersasi nelle acque di un fiume, riemerge in una Tolosa onirica, popolata di figure maschili. Honoré punteggia la parabola della protagonista con un registro visivo cangiante, con attenzione formalistica alla composizione del quadro e ai cromatismi, ma spesso abbandonandosi alla suggestione estetica pura, a un simbolismo indecifrabile, evidenziando la valenza onirica e visionaria della storia: il risultato è un ritratto che non giunge a conclusioni certe, un puzzle a cui mancano delle tessere che lascia in sospeso molti interrogativi e che narra, senza puntellarlo con elementi consequenziali, di un risveglio alla vita, di un catartico percorso per sfuggire alla catatonia della sofferenza interiore.


E’ un film acerbo, ma già pieno di una spregiudicatezza stilistica e di una vena sperimentale che, in forme più canoniche, si manifesteranno nelle opere successive (la musica, firmata da Alex Beaupain, ha già un ruolo precipuo). La pellicola, che ribolle di riferimenti (da Genet a Cocteau) è anche una dichiarazione d’amore nei confronti del cinema di Jacques Demy, un omaggio deviato al suo primo film Lola (Cécile/Lola e Roland Cassard sono i due protagonisti del film del 1961 – Duris si trasforma in Anouck Aimée e canta l’evidente omaggio -) di cui rilegge alcuni temi in nuova chiave. E, come in quel caso, anche 17 fois sembra alludere a uno sdoppiamento cronologico e delle identità, non definiti in maniera certa nell’intrico di tracce che stravolge i piani logico-temporali.