Recensione, Sentimentale

VIAGGIO IN ITALIA

NazioneItalia
Anno Produzione1953
Durata85’

TRAMA

Catherine e Alexander, coppia inglese sposata da anni, sono in viaggio verso Napoli per vendere la villa dello zio defunto. La loro relazione è in crisi, scoprono di non conoscersi, si separano: lui va a Capri da amici, lei visita la città e i suoi dintorni.

RECENSIONI

Dopo Stromboli ed Europa ’51, Rossellini cambia marcia per la sua musa Ingrid Bergman: un racconto di crisi sentimentale in apparenza banale, dove, per metà della durata, il regista restituisce una cartolina turistica dell’Italia (Napoli e dintorni). In realtà non è (solo) così: nel 1953 questo stile “libero” era qualcosa di assolutamente inedito e la Nouvelle Vague se ne accorse, definendolo una pietra miliare del cinema moderno. Jacques Rivette paragonò Rossellini a Matisse, Rohmer e Truffaut fecero una campagna per boicottare la versione uscita in Francia (che co-produce), con montaggio stravolto e doppiaggio in libertà (nella versione internazionale in inglese, invece, c’è una scena in più), Godard disse che anticipava Antonioni. Rossellini mostra le “intercapedini” che i film (di genere) di allora ignoravano, ama soffermarsi sui personaggi pensierosi, ansiosi, preoccupati e trascura la ricerca di un racconto appassionante. Lo stesso George Sanders, sul set, lo accusò di pressapochismo, ignorando che faceva parte del modo di concepire il cinema dell’autore, da sempre interessato al messaggio, alla scena che lo traghettava o che lo illuminava sul momento, molto meno “all’impalcatura” generale. L’opera è “moderna” anche perché, in modo rivoluzionario, fu girata praticamente senza sceneggiatura, con lo scrittore Vitaliano Brancati (sua moglie, Anna Proclemer, interpreta la prostituta) che forniva a mano a mano i dialoghi (alcuni oltremodo letterari). Da un lato c’è la banalità (di assunti e situazioni), dall’altro l’illuminazione: da un lato la coppia in crisi, l’incomunicabilità di chi si ama ma non riesce a dirselo, lo spossante soffermarsi sulla “cartolina” o su Ingrid Bergman che visita musei, catacombe e Vesuvio. Dall’altro, si è illuminati da un primissimo piano dell’espressiva attrice, da attimi fuggenti in cui è percepibile che regista e scrittore hanno saputo cogliere i tratti salienti della crisi. E le noiose “visite guidate” diventano diegetiche al riavvicinamento dei due (soprattutto attraverso la visione della Morte, dell’Amore seppellito, della fugacità della Vita), fino al finale con la processione della Madonna dove, nell’esagitazione generale, con i napoletani che (al contrario della coppia protagonista) urlano i propri sentimenti, anche marito e moglie aprono finalmente i propri cuori. Una lettura fra le tante possibili (qualcuno ci ha visto anche un miracolo della Madonna) dato che, nelle intenzioni di Rossellini e Brancati (prossimo al divorzio dalla moglie), dovevano rappresentare un riavvicinamento contingente e di contrasto (sentendosi estranei a quel mondo, i due “stranieri” si sentono più vicini). Tutto coerente, del resto, con l’assunto del regista che le cose si fanno con le emozioni e le tesi non servono. Ognuno ci veda quel che vuole. Libertà e modernità.

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