Horror

VAMPIRES (1998)

Titolo OriginaleVampires
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1998
Genere
Durata108'

TRAMA

Jack Crow, a capo di una banda di mercanari ammazzavampiri al soldo del Vaticano, si scontra con Valek, vampiro anitco e potente. Non resta che portare a termine missione e vendetta, prima che le sanguisughe non temano nemmeno più la luce del sole.

RECENSIONI

Jack Crow, ammazzavampiri di fiducia del Vaticano è un fottuto pazzo, determinato come Harry "la carogna" Callaghan e professionale come un sicario non conduce alcuna lotta contro il Male. Fa quello che sa fare e che gli fa guadagnare da vivere. In più il principe vampiro Valek gli ha sminuzzato il manipolo di collaboratori in una memorabile e truculentissima (probabilmente tagliata in tv) sequenza in un motel dove questi fanno baldoria. L'unica soluzione è la guerra totale, l'assedio della miniera dove i succhiasangue si sono rintanati e la luce del sole come arma. Un western declinato sulla follia, d'altronde, come dice Carpenter stesso:"il gotico tradizionale ha una composizione verticale, che non va bene per il cinemascope". E questi mercenari sono ben lontani da religione, credulità e medioevo: stilossimi giubbotti di pelle (Ghost from Mars è figlio di questo Carpenter in modo palese) ed armi, frecce in tutte le salse, baleste tecnologizzate, sbruffoni americani allo sbando. Ma Jack Crow è qualcosa di più, è il nulla che aggredisce, compatto e tremendo. Il deserto è l'annullamento della componente umana, "l'ovunque" in cui l'unico obiettivo è sopravvivere, echi di Ford e Hawks sono solo gli assunti formali (tanto amati dal regista) per progredire ulteriormente con i suoi schemi. L'assedio, i gruppi contrapposti, le alleanze inaspettate: chi è più allucinante tra i vampiri (divisi in caste e valori di potenza) ed i cacciatori? Aggressività radicale, violenza e spazio. La sintesi carpenteriana di un horror che invade l'americanità ultima, la frontiera inesistente. Gran colonna sonora dello stesso regista e grandissimo James Woods - quasi strappato da un film di Peckinpah - rigido e feroce.

Per chi è in vena di ermeneutica, può darsi che John Carpenter’s Vampires risulti un oggetto interessante: combriccola d’ammazzavampiri al soldo del Vaticano (che ci metterà poi lo zampino sbagliato e malvagio) gira per il New Mexico con prete al seguito e armata di tutto punto, paletti di frassino compresi, ma s’imbatte nell’ubervampiro Valek che si rivela un osso troppo duro anche per l’ubercacciatore Jack Crow. Sarà una carneficina generale, ma alla fine il Bene avrà un momentaneo trionfo e ci sarà anche il tempo per una dimostrazione di amicizia/lealtà virile da parte di Crow nei confronti del collega/amico “vampirizzando”. Ora, trattasi di “horror on the road che laicizza la lotta tra bene e male secondo la personale teologia eretica del regista” (Dizionario1) o di “western cattolico e anticlericale travestito da horror vampiresco e demoniaco” (Dizionario2)? Francamente non saprei... quello che so è che al di là del banale anticlericalismo di fondo, il potenzialmente vasto ventaglio interpretativo mi puzza terribilmente di “tutto e niente”; che il mix di generi sa di accozzaglia e non ha né l’inquietante lucidità di Near Dark della Bigelow né la sguaiata e irresistibile frenesia di From Dusk Till Dawn dell’accoppiata Tarantino/Rodriguez; che la stessa irrisolutezza emerge anche nel registro nécarnenépesce che il film sembra tenere: seriosità e durezza da horror d’altri tempi o onnipresente ironia che stempera i toni e copre la pellicola con un velo di malinconica lotta di retroguardia? Stilizzata e parossistica violenza da action movie spruzzato di Hong Kong o faticoso procedere da lento western on the road in vena di crepuscolarismi?... per non parlare della recitazione straniata e perennemente (per forza, visto il contesto) indecisa riguardo alla frequenza sulla quale sintonizzarsi, dei dialoghi inconcludenti e spesso ridicoli, del ritmo zoppicante, degli sbadigli che imperversano tra un vampiro carbonizzato e l’altro... Certo dietro la cinepresa c’è John Carpenter, il Carpenter dell’epocale The Thing, dello schiettamente politico They Live o del metacineorrorifico (ma già invecchiato) In The Mouth Of Madness, ma quelle sono davvero altre storie. Per questa, di storia, mi perdonino i tanti fans ma mi sorge spontaneo mutuare il perentorio giudizio che David Foster Wallace, in Una cosa divertente che non farò mai più, esprime su Wolf – La belva è fuori: - “una cazzata” -.