Fantasy, Horror

VIDEODROME

Titolo OriginaleVideodrome
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1983
Durata90'

TRAMA

Max Renn alla ricerca di nuovi programmi per il suo canale televisivo pornografico vede le immagini di violenza e sesso trasmesse da Videodrome, grazie ad un suo collaboratore che le intercetta illegalmente. Max matura ossessioni ed allucinazioni ed il telepredicatore mediologico Mr. O’Blivion, lo coinvolge, nolente, in un progetto di distruzione e rinnovamento.

RECENSIONI

Geniale, folle soggetto cyberpunk (e oltre), inimitabile per creatività fantastica e horror. Con Cronenberg, se non si vogliono cercare apologhi e metafore, è lecito anche lasciarsi trasportare nell’allucinatorio universo di mutazioni (trucchi del sommo Rick Baker) e deviazioni psichiche. Ed è un viaggio indimenticabile, un'esperienza totale, nei più perversi e oscuri lati dell'esistenza, dell'immaginario massmediologico post-moderno, capace di mutare la carne, le percezioni umane. Cronenberg ti viviseziona la mente per rinvenire i depositi di false religioni e dipendenze sessuali (la ferita nel ventre di James Woods è vaginale, la videocassetta la penetra come a rappresentare un feto che vuole tornare nella pancia della madre): sintomi di mutazioni antropologiche in atto dove l’essere umano, in quanto tale, rischia di scomparire, fagocitato in una nuova, grottesca realtà virtual-tecnologica, dove è eterodiretto e si fonde con un mezzo/medium (il videoregistratore, nella fattispecie), per essere trasportato (e noi con lui) "dentro" l'evento, in una visione dall'interno in cui le allegorie si trasformano in veri e propri fenomeni dell’orrore. L'interdipendenza è (di)mostrata chiaramente: la macchina (la bio-Tv) è carne che vive se connessa ad un organismo biologico dotato di un'attività nervosa e cerebrale. Morta la carne dello spettatore, muore la carne della tecnologia. Aleggia il fantasma di Marshall McLuhan. Andy Warhol ha definito ‘Videodrome’ l’Arancia Meccanica degli anni ottanta e lo è, per come ha precorso temi, stimoli e scenari sociali, figurativamente e contenutisticamente: lo strapotere del medium, agli inizi degli anni ottanta, era poco più che una profezia o una deduzione da intellettuali. Infatti, il regista che vent’anni dopo tutti osanneranno, era considerato poco più che uno scadente regista di genere, finanche detestabile per l’orrore mostrato. ”La sola realtà è quella che percepiamo con i nostri sensi”; “La tv è più che la vita" (il personaggio di O'Blivion dixit).