Thriller

THE SKELETON KEY

Titolo OriginaleThe Skeleton Key
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2005
Genere
Durata104'
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

L’infermiera Caroline, assunta per assistere un anziano signore in una vecchia casa nei pressi di New Orleans, si trova coinvolta in strane vicende di magia nera e finirà per ricredersi sul suo scetticismo.

RECENSIONI

Una neo-diva che si rispetti non può precludersi strade nuove. E così Kate Hudson, abbonata alla commedia romantica, prova incautamente a regalare brividi anziché sorrisi. Il salto avviene mediante il discontinuo Iain Softley (responsabile dell'interessante "Le ali dell'amore" e del brutto "K-Pax") e con il sostegno di uno script di Ehren Kruger (già sceneggiatore della versione americana di "The Ring" e dell'imminente "I Fratelli Grimm"). Il risultato vaga nell'anonimato di una confezione accurata ma convenzionale, e si affida con poca fantasia ai topoi del genere: porte che sbattono, pavimenti scricchiolanti, soffitte polverose, bambole ingrugnite, registrazioni maligne e ombre improvvise. Per dare supporto alla paura, la si veste con gli abiti umidi e swinganti della Louisiana (una delle ultime opportunità di vedere New Orleans prima della tragedia "Katrina") e il copione rispolvera la magia nera limitandosi a un cambio di consonante (riti "hoodoo" anzichè "woodoo"). Ma il teatro dell'azione si sposta presto nella solita casa maledetta con fattaccio annesso, relegando il potenziale sgualcito del profondo Sud dell'America a mera cornice. Ad una prima parte dall'andamento piatto ed eccessivamente preparatorio, in cui le premesse si dilatano senza crescere, segue una resa dei conti che ribalta le carte in tavola, ammanta di nero la parola fine ma si fa apprezzare più per le intenzioni che nella resa. È proprio la gratuità delle scelte di regia (i brutti flashback in puro stile videoclip in primis) a trasformare i possibili spaventi in sbadigli. La sceneggiatura procede alternando idee stimolanti (una superstizione che colpisce solo chi ci crede) a invadenti sottolineature (i continui riferimenti al padre della protagonista), cura gli sviluppi in modo da renderli plausibili ma sembra volersi sempre sincerare che lo spettatore abbia capito. Quanto al tentativo della protagonista di svincolarsi dalla commedia, Kate Hudson non fa scintille e si conforma all'anonimato della messa in scena. Meglio la vecchia guardia, rappresentata da John Hurt e Gena Rowlands, anche se immalinconisce vederli, pur nella finzione, così vecchi e malridotti.