Recensione, Western

SHENANDOAH

TRAMA

1864: Charlie Anderson vive nella sua fattoria a Shenandoah, in Virginia. Non vuole in nessun modo essere coinvolto nella Guerra Civile, ma dovrà farlo quando suo figlio viene fatto prigioniero dai nordisti.

RECENSIONI

Figlio dell’attore fordiano Victor McLaglen, Andrew V. McLaglen iniziò a dedicarsi, proprio con questo film, a una serie di western discreti e legati alla tradizione, per quanto il disimpegno bellico di Charlie Anderson possa essere un riferimento alla guerra in Vietnam in pieno corso. Reclutava vecchie glorie del genere come James Stewart o John Wayne e le inseriva in plot “vecchia maniera”, cioè edificanti e con eroi tutti d’un pezzo. In questo caso però, fra senso della famiglia e consapevolezza delle proprie responsabilità, la sceneggiatura di James Lee Barrett (trasformata nel 1975 in un musical), che diventerà suo collaboratore (quasi) fisso, offre pagine insolitamente crude (i disertori confederati che attaccano la fattoria di Charlie Anderson) e interessanti crucci morali (i figli appartengono prima a un padre o allo Stato?). Alla fine a fare la differenza è la prova del cavallo di razza James Stewart, con un personaggio che, con il suo credo e le sue azioni, è il centro di un dibattito ‘filosofico’ per niente superficiale (essere pacifisti e isolazionisti, contro la schiavitù ma anche contro la guerra). Le scene iniziali sono rubate al western L’Albero della Vita (1957) di Edward Dmytrik. Il film ha anche il merito di aver fatto debuttare la deliziosa e capace Katharine Ross.

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