Spionaggio

RED SPARROW

TRAMA

Interrotta la carriera di prima ballerina del Bol’šoj da un incidente, Dominika è ingaggiata dallo zio nelle Sparrows, spie seduttrici. Prima missione: scoprire il nome di una talpa russa facendo parlare una spia americana.

RECENSIONI

Dopo il cinema ‘young adult’ della saga Hunger Games, gli omonimi Lawrence provano ‘l’adult’, un film di spionaggio colmo di sangue, sesso e inganni, tratto dal romanzo (‘Nome in codice: Diva’, 2013) dell’ex-agente C.I.A. Jason Matthews. ‘La guerra fredda” non è finita e, al cinema, ha più volte restituito adescatrici letali ed accademie per addestrarle: mai, però, in modo così spietato. Il film è “adult” più per le scene di tortura e crudele manipolazione psicologica (Charlotte Rampling e l’espropriazione del corpo) che per elaborata e grigia rappresentazione stile La Talpa di Tomas Alfredson: Francis preferisce la platealità di eventi e sotterfugi, Jennifer lo segue a ruota osando più che mai. Brutalmente percossa e brutalmente assassina, gira anche una scena difficile da dimenticare, quella in cui, nuda, apre le gambe al suo violentatore smontandolo nella bramosia. La sceneggiatura di Justin Haythe si fa apprezzare per l’ambiguità della novella Mata Hari, perno morale insondabile che ovvia al punto più debole del film, quando para in una rappresentazione buonista degli americani che rispettano la libertà individuale (ma sono indeboliti da shopping e social media), mentre i russi di Putin (mai nominato ma ‘presente’) adulterano le pedine senza valore. A livello di geometrie di messinscena e scrittura, girando anche ‘on location’ (Budapest, Vienna…), Lawrence guarda alla perfezione di certo cinema classico (citando anche Gorky Park) con preziosismi espressivi, come il montaggio parallelo iniziale, hitchcockiano nelle note sinfoniche del teatro che commentano l’inseguimento, appaiando i due protagonisti negli incidenti (Eva contro Eva e Il Ponte delle Spie): ci sono, però, passaggi in cui la scrittura cinematografica arranca [¹], compensati dall’audacia di un’opera non edulcorata, appassionante, felicemente feroce (dalle parti di Constantine, che non era per educande). Da sperare in una trilogia: la fonte ci sarebbe.

[¹] La prima ballerina del Bol'šoj che pretende di non essere riconosciuta; il motivo per cui tengono in pugno Dominika (in quanto testimone di un omicidio), rivelato a narrazione inoltrata e dato per scontato; certa cripticità nella parte finale in cui si prepara il colpo di scena su traditi e traditori.