Drammatico, Recensione

PASSAGGIO IN INDIA

Titolo OriginaleA passage to India
NazioneU.K.
Anno Produzione1984
Durata163’

TRAMA

Anni Venti: Adela e Mrs. Moore raggiungono, a Chandrapore, Ronny, figlio di quest’ultima e fidanzato della prima. Nel desiderio di conoscere la vera India, Adela si affida al Dr. Aziz Ahmed ma, visitando una grotta, prova un senso di smarrimento e finisce per accusare l’accompagnatore di aver abusato di lei.

RECENSIONI

David Lean torna al cinema dopo quattordici anni (La Figlia di Ryan è del 1970) e ci lascia con un sontuoso kolossal alla sua maniera ma con, insito nella sua sceneggiatura, uno studio psicologico moderno, prendendo le mosse dal romanzo omonimo (1924), fortemente politico, di E.M. Forster (che rifiutò a Lean, negli anni Sessanta, il consenso di tradurlo in immagini) e dal dramma teatrale (1960) di Santha Rama Rau (che ha redatto la prima stesura della sceneggiatura, rifiutata perché verbosa e chiusa in interni). Un’opera molto raffinata, un poco ingessata, che preserva i contenuti misteriosi del romanzo e vive, alla Lean, di esterni. Ha fatto ottenere l’Oscar a Peggy Ashcroft e al compositore Maurice Jarre, riscuotendo grande successo di pubblico e di critica.

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