NEW ROSE HOTEL

Titolo OriginaleNew Rose Hotel
Anno Produzione1998
Genere
  • 67326
Durata98'
Tratto dadall'omonimo racconto di William Gibson
Fotografia
Scenografia
Musiche

TRAMA

Professionisti nel traffico di scienziati tra multinazionali concorrenti, X e Fox stanno pianificando da un anno la defezione dell’ingegnere genetico Hiroshi Imuri dalla Maas alla Hosaka. Per convincere il brillante ricercatore hanno però bisogno di un incentivo femminile: Sandii, un’eccitante ragazza italiana scovata nel locale notturno di Madame Rosa a Tokyo. Tutto sembra filare liscio, ma una volta ricevuto il compenso Fox e X si accorgono che è in corso una guerra senza esclusione di colpi tra i due zaibatsu e loro sono nell’occhio del mirino. Che cos’è andato storto? Chi li ha venduti?

RECENSIONI


Sbrigativamente liquidato dalla critica come un'inerte, istrionica rimuginazione autoreferenziale ("Ferrara è diventato un tecnico, abile a fare un film con nulla, senza azione, con tre attori che verosimilmente improvvisano e dicono le prime scemenze che gli passano per la testa (...), Alberto Pezzotta), New Rose Hotel è al contrario una delle pellicole più complesse e disorientanti di Abel Ferrara. Temi e motivi del suo cinema (l'ossessione per il superamento dei limiti, la perdizione, l'autodistruzione e la salvezza) sono spezzettati e distribuiti equamente ai partecipanti di un gioco di ruolo in cui tecnologia avanzata e degrado esistenziale ("high tech and low life") si intrecciano inestricabilmente in pieno spirito cyberpunk ("Noi siamo uomini preziosi in questa guerra, soldati di ventura coinvolti nelle schermaglie segrete tra i vari zaibatsu" sibila l'invasato Fox all'attonito X).


Interamente narrato in flashback da X, l'omonimo racconto del 1981 di William Gibson dal quale il film è tratto interessa a Ferrara unicamente come pretesto per articolare (o meglio disarticolare) una riflessione sull'attendibilità delle immagini e sulla loro incontrollabilità, in relazione al grado di manipolazione reso possibile dai media ipertecnologici. Vera e propria creatura d'immagine (l'angelo tatuato sul ventre ne è metonimica ostentazione), Sandii (Asia Argento) entra nel film come un puro dispositivo di simulazione: plasmabile (X e Fox la ammaestrano a sedurre Hiroshi) e mimetica (indossa identità e passati differenti) ma anche inaffidabile (è la sua scheda a microchip a scatenare l'epidemia) e sfuggente (una volta riprogrammato il sintetizzatore del Dna lei scompare, sparisce)


Rispettivamente regista e spettatore, Fox (Christopher Walken) e X (Willem Dafoe) restano inesorabilmente vittime della "bella tentatrice": il primo per eccesso di cinismo poiché crede di dominarla come un oggetto eterodiretto, il secondo per eccesso di ingenuità poiché si lascia sedurre dall'avvenente e ingannevole apparenza di Sandii. E' una sorta di dichiarazione d'impotenza nei confronti della rappresentazione, sia dal punto di vista postmoderno (il cinismo di Fox, destinato a sfracellarsi sui gradini di marmo di un anonimo centro commerciale) sia da quello classico (la fiducia di X, tumulata in un loculo del New Rose Hotel e condannata alla lancinante rievocazione della propria miopia). Sempre più disponibile ad assorbire le modificazioni genetiche e a concedersi al miglior offerente, l'immagine-Sandii non ha sentimenti, non ha parole da rispettare, non ha morale. Soltanto fantasmi di desiderio nella mente di chi la guarda: "Osservala, è quello che ci vuole".