Horror

L’EVOCAZIONE

Titolo OriginaleThe conjuring
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2013
Genere
Durata112’
Montaggio
Scenografia

TRAMA

1971: i coniugi Warren, ricercatori del paranormale, aiutano una coppia con cinque figlie ad affrontare una casa infestata da spiriti e sotto il giogo della maledizione di una potente strega.

RECENSIONI

Evocazioni modulate

Rimpiazzando il collaboratore storico Leigh Wannell con i gemelli sceneggiatori Chad e Carey Hayes (specialisti de I Segni del Male: uno Stephen Hopkins da rivalutare), il James Wan di Saw-L’Enigmista, abbandonato definitivamente il torture-porn, indovina il “gioco di prestigio” con questa seconda sosta nella saga demoniaca inaugurata da Insidious (ritrova, anche, La Bambola Assassina di Dead Silence). Paranormal Activity a parte (cui va il merito di aver ri-nobilitato l’attesa a scapito dell’esibizione), il sottogenere “possessione diabolica”, di dimore o persone che sia, raramente è riuscito a prescindere dal seminale L’Esorcista e dai vari immobili immortalati con la stessa planimetria: Wan ne rivisita, senza rivoluzionarle, le fondamenta ed evita, per quanto possibile alle sue doti, gli stereotipi più abusati, affiliandosi ad un’estetica anni settanta (mobilità della macchina da presa a parte) dove il timore cavalca il crescendo (Infestazione-Oppressione-Possessione) e, da segnali minimi, approda all’accumulo di eventi soprannaturali di American Horror Story (ma senza sangue). Anche l’aggancio “storico” ai coniugi Warren (quelli che, come cita il finale, a Long Island parteciparono all’Amityville Horror) agevola le zone vergini del racconto, mentre la sceneggiatura interseca abilmente, nel nome della Strega Infanticida, i due racconti familiari, privilegiando la volontà benedetta da Dio dei Warren rispetto alla rappresentazione, troppo sperimentata, della famiglia felice “disturbata” da Gli Invasati (faro nella nebbia che Wan non perde di vista). Soprattutto, Wan sa far paura nel vedo-non vedo (da citare il gioco della “mosca cieca”, la scena della madre scaraventata in cantina e l’inattesa dislocazione in casa Warren della strega) e, quando il suo film congiura oltremodo sul già-esperito (al cinema), gli bastano piccoli accorgimenti, deviazioni e ampliamenti dello spettro derivato per sottrarsi al (troppo) risaputo: basti, su tutte, l’idea di rappresentare il (solito) esorcismo con l’indemoniato ricoperto da un lenzuolo, risparmiandoci pustole faccette e maldicenze friedkiniane.