Drammatico, Recensione

LASCIALI PARLARE

Titolo OriginaleLet them All Talk
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2020
Durata113’
Sceneggiatura

TRAMA

Alice, scrittrice da Pulitzer, per ritirare un premio in Inghilterra prende il Queen Mary II e invita sulla nave suo nipote e due amiche che non vede da anni. A bordo c’è anche la sua agente, che vuole scoprire a quale nuovo romanzo stia lavorando.

RECENSIONI

Lasciate che tutti parlino, per quanto sia la scrittura a superare le barriere del tempo per entrare nelle coscienze. Le parole contano ma bisogna disporle in modo diverso affinché approdino in nuovi lidi. Il testo dell’attrice Deborah Eisenberg inventa un intrigo (l’odio dell’amica Roberta, convinta che il romanzo Premio Pulitzer le abbia rovinato la vita) ma a Soderbergh, al solito, interessa navigare a vista, vagare negli ambienti ad effetto radica, lasciare improvvisare, cullarsi in una bonaccia usurante con caratteri amabili, lievi e delicati, dal nipote di Lucas Hedges (non guastava un diverso take della sua reazione di fronte alla morte) allo scrittore di gialli di Daniel Algrant, passando per quello più riuscito, la donna colma di empatia e compassione di Dianne Wiest, a sorpresa custode di folli passioni. La traversata comprende anche le generazioni a confronto: connessioni digitali versus coltivazione delle amicizie con frequentazione assidua. Una scrittura filmica che, per dettagli inusitati, s’illumina raramente, descrivendo l’entusiasmo della gioventù nel venire a contatto con modalità di coesistenza antiche e la scena in cui Dianne Wiest rivendica la visione di veri cieli stellati, privi dei satelliti di Musk. Il consueto esperimento linguistico/finanziario di Soderbergh, infatti, s’accontenta di restituire la sceneggiatura con convenevoli senza convenzioni e di rinvenire formule produttive alternative (filmare durante una traversata con veri passeggeri nel 2019), valorizzando l’esistente (notevole la forza “espressionista” che dona alla parete del ristorante in incipit). La sua disaffezione al potere della narrativa di ferro (il giallista) spera di trovare nuovi modi per l’alta letteratura (Alice), consapevole che, tirate le somme, la maggior parte del  pubblico preferisce leggere il primo.