Spionaggio

LA SPIA

Titolo OriginaleA Most Wanted Man
NazioneGran Bretagna/Germania
Anno Produzione2014
Durata122’
Sceneggiatura
Tratto dadal romanzo di John le Carré
Fotografia

TRAMA

Amburgo: l’unità anti-terrorismo guidata da Günther Bachmann pedina un ceceno, musulmano e clandestino, che potrebbe venire in possesso di dieci milioni di euro custoditi in una banca. Le autorità tedesche, convinte sia un terrorista, vorrebbero arrestarlo subito: Bachmann preferisce usarlo come esca per pesci più grossi.

RECENSIONI

La Spia vs. La Talpa

Il titolo italiano, incurante del fulcro del racconto, del titolo originale o di quello con cui, nel 2008, è uscito il romanzo (“Yssa il buono”), richiama il precedente John le Carré cinematografico di La Talpa ma, a parte la presenza dello scrittore come produttore esecutivo e dei modi con cui dissacra i Servizi Segreti, non ci sono ulteriori punti di contatto. Per quanto l’opera di Tomas Alfredson riusciva, con una complessa contorsione di drammaturgia e montaggio, a restituire l’atmosfera claustrofobica di una burocrazia della morte e del doppiogiochismo, apoteosi di cura del dettaglio, di totali labirintici e illuminazioni intime, quella di Anton Corbijn, affidata alla penna del drammaturgo australiano Andrew Bovell (Lantana), è procedurale, intellegibile ed epidermica: senza ambiguità ed eccezioni/eccezionalità, introduce le pedine e ne segue i movimenti in campo, incapace, con un intreccio privo d’azione, di approcci più consoni, quali lo studio dei caratteri o l’eloquenza delle strategie sottese informate dai meri comportamenti. Prima incapacità: nonostante Philip Seymour Hoffman sia sempre in scena, sia un grande interprete e siano numerosi i tentativi della messinscena di esplorarne densità e sfaccettature, il suo personaggio, causa direzione inidonea e montaggio inespressivo, resta piatto. Spia accecante sulla seconda inabilità: in presenza di imprevedibili (senza pilota automatico) eventi e scelte dei personaggi, Corbijn mostra e non dimostra, macera e non matura, restituendo circostanze e condotte improbabili. Se è intenzionale (forti dubbi), ad esempio, ritrarre il ceceno come un ebete, agisce senz’altro senza fondamenti l’avvocato di Rachel Adams quando si convince che il suo cliente sia sorvegliato, quando decide di mettersi contro le autorità, quando “tradisce” il ceceno fidandosi di uno sconosciuto (Bachmann). Rientra nell’incoerenza lo stesso, amaro, colpo di scena finale, peraltro efficace nell’additare una Intelligence vittima della paranoia, incapace di cooperazione fra i dipartimenti e di ragionamenti a lungo termine.