Horror

JENIFER

Titolo OriginaleJenifer
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2005
Genere
Durata58'

TRAMA

Jenifer è una ragazza dal volto mostruoso ma dal corpo attraente. A causa dei suoi poteri seduttivi, la fanciulla annienta i corpi e le anime degli uomini che sfortunatamente incrociano il suo cammino. Frank, il poliziotto che le ha salvato la vita e l’ha adottata, imparerà a proprie spese che nessuna buona azione è priva di conseguenze.

RECENSIONI

Dopo essersi incartato ne "Il cartaio", Dario Argento torna con divertimento all'horror puro. L'ispirazione è un classico a fumetti scritto da Bruce Jones e illustrato da Bernie Wrightson in cui la protagonista è un essere dal viso deforme coperto da capelli (se non fosse per la bionda permanente, lo spettro della Sadako/Samira di "The ring" si farebbe invadente) ma dal corpo sinuoso, che si aggira con aria innocente in cerca di uomini da sedurre e di vittime da mangiare. Già, perché la Jenifer del titolo è una sorta di creatura animalesca affamata di carne. Nelle mani di Dario Argento l'esile storia, quasi una gag, diventa un divertissement per gli amanti del genere. Le caratteristiche del suo cinema ci sono tutte: un cast sotto la media, una sceneggiatura risibile, un'ambientazione americana di squallido anonimato, una lugubre nenia del fido Claudio Simonetti, ma anche morbosità (soprattutto nel fascino che il mostruoso è capace di suscitare), trash più che volontario e un ritrovato gusto per lo splatter. Tra l'altro sfidando le regole del vedibile, con tanto di bambini allegramente massacrati e ragazzini dilaniati (in una sanguinolenta abbuffata che assume i contorni di una fellatio ai limiti della necrofilia). Una sorta di "La bella e la bestia" al contrario, dove un onesto poliziotto si ritrova la vita distrutta dopo avere seguito il canto di una sirena dal forte potere seduttivo.
Chi cerca una buona storia resterà deluso, chi vuole tuffarsi nell'horror puro e liberatorio, senza i soliti sconti concessi al buon gusto e alla fedeltà alla morale imperante, troverà invece di che divertirsi. Sul filo dell'ironia (per chi ce l'ha, ovviamente).