Avventura, Commedia d'animazione, Fantastico

IL PICCOLO YETI

TRAMA

Ancora in lutto per la morte del padre, Yi si imbatte in un cucciolo di Yeti fuggito da un laboratorio. Con l’aiuto di Jin e Peng farà rotta verso l’Everest per riportarlo sano a salvo dalla sua famiglia.

RECENSIONI

Da quando la Cina ha cominciato ad aprirsi all'Occidente, in molti hanno fiutato enormi possibilità di guadagno e, novelli pionieri, hanno tentato la corsa al far ma non così wild Est. Vale anche per il Cinema, dove un nuovo, vasto, mercato - non privo di limitazioni, censure e rigidissimi controlli- è emerso. Inserire attori del posto e/o girare in loco valgono sovvenzionamenti governativi, mentre ancora più allettante è la possibilità di co-finanziare film con ricchi produttori cinesi che, in alcuni casi, sono arrivati addirittura ad acquistare storici studi cinematografici americani, come nel caso della Legendary Pictures, nel 2016 acquisita dal Wanda Group. Jeffrey Katzenberg, fondatore della Dreamworks Animation e suo CEO fino al 2016, aveva puntato alla Cina già nel 2012 quanto fondò la Oriental Dreamworks, una joint venture con China Media Capital, Shanghai Media Group e Shanghai Alliance Investment per la produzione di content animati e non, che puntassero prima di tutto al mercato cinese, il cui primo prodotto fu Kung Fu Panda 3. In seguito alla vendita della Dreamworks Animation al gruppo NBC-Universal nel 2016, la Oriental Dreamworks fu totalmente rilevata da investitori cinesi che la ribattezzarono Pearl Studios, rimanendo co-produttori - e veniamo al punto - de Il Piccolo Yeti insieme allo studio americano con cui un tempo erano associati e in seno al quale il film è stato concepito a seguito di una gestazione alquanto turbolenta, durata nove anni.

Tuttavia, nonostante la curatissima confezione, che saccheggia con maestria paesaggi e leggende cinesi, aggirando intelligentemente i limiti di budget, il film rimane un derivativo prodotto di stampo occidentale, per non dire coloniale: il tenerissimo Everest (questo il nome del cucciolo di Yeti, novello ET che vuole tornare alla sua amata montagna, dalla sua famiglia) nel suo viaggio dirotta i simpatici protagonisti nei luoghi più belli di una Cina da cartolina, efficacemente dipinta e fotografata, a cui aggiunge un tocco di magia, grazie al potere di manipolare a piacimento la natura circostante. Ma l'incanto è un trucco e svanisce dietro a una sceneggiatura piattissima, che rimaneggia, senza inventare, situazioni già viste, conosciute a menadito. L'intero impianto è mutuato dal già citato ET, mentre il personaggio del vecchio esploratore che vuole provare l'esistenza di una creatura leggendaria, pena lo scherno dei suoi colleghi, proviene dall'inarrivabile Up. Al tutto si aggiunga che si tratta del terzo film in un anno su queste mitologiche creature dopo il dimenticabile (per le stesse ragioni) Missing Link, ad oggi unico passo falso di una sempre ispirata LAIKA, ed il molto più convincente e sottovalutato Smallfoot.

Non riescono davvero a far vibrare il film nemmeno il trio di ragazzini, la risoluta violinista Yi, il simpatico Peng e il vanesio Jin, stilizzati e privi di sfumature ma se non altro coerenti, al contrario della inconsistente villain di cui non si capiscono nemmeno le motivazioni che la animano. L'impressione è che ci si sia voluti concentrare esclusivamente sul dolce rapporto tra Yi e Everest, sul bel character design della creatura e sull' hic et nunc di alcune scene, confidando in una storia talmente semplice il cui racconto risulta quasi superfluo, salvo poi voler estrarre da essa un sentimento che, svuotato dalla mancanza di una forte visione d'insieme, risulta effimero. Ciò che resta sono belle atmosfere, gag, tormentoni un po' gettati lì che divertono da morire i più piccoli e non annoiano i genitori poco esigenti. Nonostante l'accurato studio a tavolino, il film non ha sfondato in Cina, ed è stato ritirato in Vietnam, boicottato nelle Filippine e censurato in Malesia a causa di una mappa del Mar Cinese Meridionale che riporta errati confini territoriali. Forse lo studio a tavolino non è stato poi così accurato...