Giallo, Grottesco

TWIN PEAKS – FUOCO CAMMINA CON ME

Titolo OriginaleTwin Peaks: Fire walk with me
NazioneUsa
Anno Produzione1992
Durata130'
Montaggio

TRAMA

Twin Peaks: gli ultimi giorni di Laura Palmer.

RECENSIONI

 

Fire walk with me nasce come una provocazione strafottente ed esplicita fin dai titoli di testa: un lento zoom out diegetizza il fantasmatico sfondo blu in un apparecchio televisivo non sintonizzato che esplode colpito da un corpo contundente. Dal fuoricampo riecheggia un urlo straziante che sancisce il primo omicidio rituale. Non si tratta però di Laura Palmer… David Lynch è pienamente cosciente del rischio dell’operazione, di come questo prequel/remake debba necessariamente entrare in conflitto con la memoria della serie televisiva, con i milioni di fan che rivendicano ( e rivendicheranno) la purezza contaminata di un immaginario tradito, estremizzato, parodizzato. Siamo di fronte al sacrificio autoriale, alla sofferta volontà di una riscrittura  mnemonica. E’ possibile staccarsi dalla Hollywood Twin Peaks? E’ illusorio il desiderio di opporsi alla morte di Laura Palmer?  La sconfitta è dietro l’angolo, ma trova nella trasparenza di tale accettazione la propria rivincita.

L'impotenza dell'interpretazione: l'agente Desmond e l'agente Cooper.

Due agenti dell'FBI, l'uno pragmatico, razionale, simile al Mike Hammer di Kiss Me Deadly (Desmond), l'altro intuitivo, medianico, fortunato beniamino della serie televisiva (Dale Cooper). Complementari per la tipologia di indagine e il tentativo di decifrare il mistero della cittadina, differiscono fortemente nel legame che essi costruiscono intorno al testo.
L'ostilità dell'autore nei confronti di un approccio cerebrale verso la sua Opera è cosa assai risaputa e la missione dell'agente Desmond (Chris Isaak) non fa che giocare beffardamente sui limiti macroscopici della Ragione. Già sottolineata dai codici carnevaleschi di Lil, l'interpretazione è sempre impotente, sfugge ad un significato sintetico perché ci sarà sempre un elemento che crea un vuoto di senso (la rosa blu). Stesso vuoto a cui andrà incontro il personaggio, sparendo nel vicolo cieco della sua prospettiva limitata. Non c'è spirito lynchano in questeprime sequenze, esasperato dall'autoparodia, malfunzionante come quella lampadina dell'Hap's che viene svitata perché considerata disturbante.
Passando alla calma zen di Dale Cooper la situazione rimane invariata. Nella sequenza più visionaria del film, l'apparizione di Phillip Jeffries (David Bowie), l'autore mette in scacco anche la controparte sovra-percettiva. Ed è proprio la televisione (allusa dal dispositivo delle telecamere di sicurezza) ad avere un ruolo fondamentale, a fungere come portale meta(fisico) che, nel momento in cui rimane impresso un doppio di Cooper, permette a Jeffries di riemergere dalla Loggia e di interagire con Cole (David Lynch). Who do you think this is there!  è l'accusa contro Dale. Ma quale accusa? Le strade rimangono aperte ma non per questo prive di possibili messe a fuoco. La colpevolezza di Cooper potrebbe così vertere intorno a due piani: da una parte, riattingendo alla serie, sappiamo come la sua avventura precipiti nell'eredità dello spirito di Bob, da un’altra riemerge la polemica lynchana nel persistere a demonizzare l'immaginario di riferimento. Dale è un personaggio ormai corrotto, figlio del dispositivo, lontano da una purezza che può essere cercata solo escludendolo dalla scena. Perché Dale è nella Loggia, ce lo dice anche l'allucinazione ipnagogica di Laura. Il distaccamento è ancora più radicale nel profilo di Laura Palmer che l'agente ci regala in pieno stato ultrasensoriale. Peccato che abbia descritto il modello tout court della teenager americana.
Alla faccia dell'intuizione...


La visione di Jeffries. La Loggia, un negozio di casalinghi.

La parentesi onirica del racconto di Phillip getta tutti gli indizi per affiancarsi a Fire walk with me. Ritorna sempre, e adesso più che mai, lo spettro televisivo con il suo pulviscolo elettrico, domina le dissolvenze e le sovrapposizioni dell’intera sequenza, cerca di aprirsi a una verità che ne sconfigga gli archetipi collettivi, ma, come previsione, riassorbe Jeffries poco prima della sua ricercata sentenza oracolare. Ancora un vicolo cieco, ancora un vuoto di senso. La Loggia nera si configura come il tubo catodico della mente,domina e riassorbe, in un ritorno all'ordine, il tradimento lynchano. Non c'è via di fuga, la carbomponzia deve essere restituita mediante il sacrificio di Laura, non si può rubare la scatola di mais perché c’è un anello che sigilla un legame indissolubile. Al di là di tutto, l'importante è aver sottratto, solo per un attimo, un barattolo dal negozio di casalinghi (dimensione consumista del referente televisivo?), aver affermato la propria irruente indipendenza che assume oltre alle coordinate di una riflessione metatestuale, il tentativo di un alchimia mentale, nel superamento dei demoni del nostro inconscio.


Laura, l'ambiguità di un destino già scritto.

Un'altra vita che brucia velocemente, precipita nell'abisso della perdizione. Lynch sa della sfida di mettere sullo schermo Laura Palmer, di dar vita ad un personaggio che ha fondato il proprio significato sulsuo rapporto necrofilo con lo spettatore.
Con la certezza di un finale già scritto (Laura DEVE morire e costituire la giusta eredità per la serie), la giovane ragazza vive gli ultimi giorni nell'attesa. Un'attesa che però si carica di numerose ambiguità, ricostruendo un passato scisso e profondamente contraddittorio.Che l'autore innervi il Male all'interno della dimensione famigliare, caricandola di fratture che si proiettano in una riflessione del mondo, dell'intera umanità, è alquanto evidente.La famiglia è il territorio della crisi, non a caso è proprio nella ricongiunzione di essa che la filmografia del regista trova uno squarcio catartico (Inland Empire). Qui, domina un rapporto incestuoso tra padre e figlia, alterato dalle capacità paranormali di lei che allo stesso tempo maschera e smaschera il trauma. Leland è sì trasfigurato in Bob nella non-accettazione della verità, ma forse di colpo viene fatta emergere la sua natura più nascosta, archetipica. Per risolvere questa struttura bi-polare del personaggio bisogna nuovamente riallacciarsi al conflitto che sta a monte. Il problema è di valore prettamente morale, poiché in Leland vediamo emergere in più di una volta una forte esigenza protettiva verso Laura. Questo però non basta, l'anello è destinato a ribadire la sua volontà di potenza, obbligando il suo emissario Bob a stroncare la vita della ragazza per mezzo del padre (uccidi una vittima!).
Di nuovo riassorbita, Laura è adesso prigioniera della Loggia, condivide la dimensione a cui è destinata. Non le rimane che assistere a le puntate che seguiranno.

Nasce la Lost Girl
Faster and faster, for a long time you wouldn't feel anything. Then you burst into fire, forever, and the angels wouldn't help you as they have all gone away...

Ancora la disturbante illusione dell'Amore, felice e inquietante di trionfare nel suo opposto.Laura nella Loggia assiste con la compagnia di Dale Cooper alla meravigliosa apparizione di un angelo che poi scopriamo, evanescente e fantasmatico, trovarsi in una lunghezza d'onda differente.  " and the angels wouldn't help you they all gone away" Precipitato nel vuoto, svanito nel momento in cui avrebbe dovuto proteggerla dal suo terribile destino, nemmeno il suo angelo custode (simbolicamente rappresentato nel quadro appeso nella camera di Laura) può esserle d'aiuto. La ragazza può solo contemplare l'illusione di un'esperienza percettiva totalmente separata da lei, imprigionata com'è dentro quel dispositivo dal quale voleva liberarsi. Nasce così la Lost Girl, personaggio scisso, saturnino (guardate il rimando al simbolo esoterico nell'ultima inquadratura), ossessionato. Servirà una morte sulla scena per liberarla e catapultarla, insieme a noi, in un mondo dove nessun autobus può arrivare.
Waiting for Pomona....

Il sogno di Laura

Qui di seguito analizzerò mediante un classico decoupage la sequenza, in termini di costruzione e cognizione dello spazio, più illuminante di Fire walk with me. Coerente con i referenti pittorici amati dall’autore (Hopper e Bacon), la percezione è sfalsata secondo un cortocircuito del dentro-fuori, di ciò che è interno e di ciò che è esterno.

1 - P.P di Laura rivolta verso sinistra (dello spettatore) da dove è appena uscito il padre Leland. Chinando la testa, scoppia a piangere. Alza lo sguardo e inizia ad osservare qualcosa. Il tema musicale scema progressivamente per interrompersi nel momento della visione di Laura.

2 - Dettaglio di un quadro: dei bambini siedono intorno ad una felice tavola imbandita, rassicurati e protettidalla presenza di un angelo (custode). La luce di una lampada, la stessa che illumina il volto di Laura, crea un forte contrasto chiaroscurale all’interno del dipinto; viene messa così in evidenza la parte del quadro in cui si trova l’angelo, ovvero l’elemento di protezione. In questo modo, lo sguardo di Laura che osserva l’angelo trasfigura fino a significare un’illusoria ricerca di salvezza. Nell’universo domestico dei Palmer, il sentimento di innocenza è in procinto di dissolversi definitivamente. La percezione di trovarsi in un luogo “salvo” e buono, familiare appunto, in cui si è al sicuro da ciò che può far del male sta per essere inglobata da un buio minaccioso. Nonsolo questa dimensione rassicurante viene meno, ma a distruggerla è una inarrestabile forza maligna interna e inseparabile da questo stesso mondo.L a mdp è leggermente in tilt.

3 - P.P di Laura che continua a guardare il quadro. Battuta: “Sarà vero o no?!”

4 - Dettaglio del quadro. Un leggero movimento verso sinistra segue le ali dell’angelo. Laura focalizza la sua attenzione sull’unico simbolo che possa trasmetterle una qualche forma di sicurezza.

5 - P.P di Laura che continua a guardare il quadro. All’improvviso sbatte gli occhi e si distacca dall’estasi della visione. China lentamente la testa e guarda qualcosa in basso.

6 - Dettaglio di un quadro su un prato. Lo stacco di montaggio è qui fondamentale: un raccordo molto forte che scardina innanzitutto la trasparenza di un nesso causa-effetto. Sembra che Laura si stia ricordando del quadro gettato nel giardino di casa, mentre scappava dopo aver visto Bob. L’assenza di luce (è notte) indica che il quadro è rimasto lì, dove era stato lasciato; al vertice destro dell’inquadratura si vedono, infatti, dei fili d’erba. Osservando con attenzione la parte illuminata all’interno del quadro, ci si accorge che la fonte luminosa non è costituita da un elemento esterno al quadro (un lampione, per esempio). La luce appartiene al quadro stesso; l’origine del fascio luminoso è infatti evidentemente legata alla porta semiaperta.Facendosi beffa dello spazio in cui dovrebbe essere contenuta (ovvero la cornice) questa luce bianca deborda: irrispettosa dei confini di contesto e di piani di esistenza, sconfina verso il reale spingendosi ad illuminare il prato stesso.
Questa anomalia di interazione tra i due livelli rappresentativi giustifica lo svolgersi stesso della sequenzae inevitabilmente crea un implicito paragone con il quadro dell’angelo cui si è fatto riferimento. Articolerò questa riflessione in due punti:
1. Ricollegandosi al collasso del nesso di causa-effetto, appare ora chiaro che sia il quadro a spezzare l’estasi di Laura. Il secondo quadro giocherà qui il ruolo di soglia, esso permetterà alla ragazza di entrare, in sogno, dentro la Loggia. Nel successivo e atipico campo-controcampo tra Laura e il quadro diventa ancora più chiara la connessione che li lega.
2. Il confronto tra i due quadri ruota intorno allo statuto della luce. Il primo dipinto rimane asuo agio e chiuso nel suo ruolo di finzione, da cui la effimera partecipazione emotiva di Laura scema di fronte ad un’illuminazione artificiale (la lampada di cui è visibile la parte superiore). Al contrario, il secondo distorce il modello convenzionale di fruizione (Laura soggetto, Quadro 1 oggetto) e diventa sguardo attivo (Quadro 2 soggetto, Laura oggetto), agisce imprevedibilmente ed in modo disturbante sul reale (come mostra la luce che fuoriesce dalla cornice) e apre una breccia nel mondo che non è rappresentazione. È appena il caso di sottolineare quanto sia immediato il collegamento con uno degli archetipi dell’iconografia lynchiana: la soglia. Attraverso questo mezzo/espediente, l’autore scava oltre la vernice superficiale del reale e/o della rappresentazione stereotipata per insinuarsi nei meandri più profondi edoscuri della natura umana. L’erba su cui è appoggiato il quadro non può non ricordare quella perfettamente verde di Blue Velvet. Attraversandola, utilizzando come soglia un orecchio mozzato, ci troveremmo a faccia a faccia con gli stessi scarafaggi.

7 - P.P di Laura che si alza ed esce a destra in fuoricampo.
Stacco in dissolvenza incrociata.

8 - Dettaglio della parete. Il Quadro 2 è stato appeso. In alto, sul lato destro,si intravede il Quadro 1.
Laura in fuoricampo spegne una luce.
Il rapporto tra le dimensioni dei due quadri delinea una gerarchia, sottolineando la centralità del secondo. L'ellissi temporale è messa in risalto dalla dissolvenza incrociata in apertura.

9 - Totale di Laura sdraiata sul letto che ha appena spento l'abat-jour e osserva il quadro 2.La luce blu che pervade l'ambiente, oltre a sottolineare naturalmente il contesto notturno, introduce in un'atmosfera onirica. A partire dall'inquadratura precedente si crea un campo-controcampo tra Laura e il Quadro 2.

10  Vedi punto 8

11 - Totale di Laura sul letto che continua ad osservare il Quadro 2.

12 - Dettaglio del Quadro 2.
L'avvicinamento sull'asse rispetto ai due esempi precedenti (inquadratura n. 8 e n. 10) è di chiara importanza:
A - Innanzitutto rappresenta il graduale oltrepassamento della soglia.
B - L'avvicinamento, inoltre, sancisce la rottura del campo-controcampo tra Laura e il Quadro 2. Nell'inquadratura successiva infatti la ragazza sta dormendo.

13 - Totale di Laura sdraiata su letto che sta dormendo.

14 - Vedi inquadratura  12.

15 - Camera a mano. Soggettiva di Laura.
Siamo dentro il Quadro 2.
Laura attraversa la porta. Dalla soglia si intravede un sipario rosso, che viene poi portato in fuoricampo conun movimento verso sinistra della mdp.
Sul fondo della stanza c'è una porta semiaperta identica a quella precedente; sul lato sinistro una vecchia (la stessa che ha dato il Quadro 2 a Laura) indica di oltrepassarla (15/2).Al suo interno, con un movimento verso sinistra, incontriamo un bambino in controluce (15/3);una fonte luminosa proveniente da sinistra gli illumina una piccola parte della testa. Dopo aver alzato un braccio e schioccato le dita, la stanza si riempie di luce. Il bambino non è altro che il nipotino della vecchia, anche lui presente alla consegna del Quadro 2.L'inquadratura si chiude con una dissolvenza incrociata sul sipario di velluto rosso: siamo dentro la Loggia (15/4).
L'identificazione della prima stanza con la terza (stessa struttura spaziale, stessa carta da parati) suggerisce un'interessante relazione interno/esterno (Allo stesso modo del rapporto tra  Bob e Leland. Il primo entra dall'esterno, ma, correlandolo al secondo, che sale dalle scale, crea un'infrazione dei rapporti di riferimento.)
Non si tratta assolutamente di un'uscita dalla camera di Laura (verso la Loggia), bensì un ritorno, trasfigurato, dentro di essa. La dimensione onirica assume così le coordinate di un movimento (virtuale) all'interno dell'inconscio di Laura.
La Loggia è a tutti gli effetti l'impero della mente. Un'ulteriore conferma può essere vista nell'effetto luminoso/sonoro generato dal bambino, rimando evidente al fuoco che arde.
Fire walk with me: è l'interiorità di Laura che, inesorabilmente, brucia.