TRAMA
Nel 1945, un soldato venne risucchiato in Cool World, una “cartoonia” pazza e turpe: oggi ostacola il piano della sexy Holly-Wood per entrare nel mondo reale coinvolgendo un disegnatore di fumetti.
RECENSIONI
Opera del regista cult-underground Ralph Bakshi (Fritz il Gatto) ingiustamente relegata da spettatori e critica nel dimenticatoio: non manca di difetti, soprattutto nella parte “live action”, diretta male (non funziona la rada integrazione fra attori in carne e ossa e cartoon, già sperimentata dal regista in Heavy Traffic del 1973, e non riesce il registro che accosta brani tragici all’animazione per adulti) e sceneggiata peggio (para in una sarabanda alla Ghostbusters, con l’eroe che deve salvare il mondo dal contatto fra “materia e antimateria”). Poco può rimediare il povero Brad Pitt, costretto in un personaggio assurdo, duro da noir anni Quaranta, sempre irascibile e antipatico senza motivo. Ma la parte animata è la vera protagonista, strepitosa, goliardica, sfrenata, “cattiva” nella miglior vena dell’autore che, adattando un universo che non è farina del suo sacco, alza il tiro della sua produzione con disegni e modello dei personaggi più curati e fantasiosi. Il quadro è perennemente barocco e ricolmo di dettagli, di folli intromissioni di esseri grotteschi, dediti a sesso e violenza, di citazioni (soprattutto cartoni animati anni Trenta, con l’immancabile perfidia di Bakshi nel deridere le creature Disney: il coniglio piagnucoloso di Bambi, ad esempio, è preso per i fondelli da teppisti di strada). L’erotismo è garantito dalla capricciosa e sexy Holly-Wood (per promuovere il film, la produzione ha adagiato un’enorme bambola gonfiabile sulla scritta-simbolo della Mecca del Cinema) che imita Marilyn Monroe (canta “Let’s make love”) e ha le fattezze di Kim Basinger. Il racconto, fuor di metafora, disquisisce sul peccato biblico originale (i protagonisti come Adamo ed Eva, puniti per la loro disubbidienza) e sul tabù primario (sessuale) e rende caricaturale il mondo reale, attraverso una fantasilandia cupa, depravata, aggressiva e senza controllo. Paragonarlo a Chi Ha Incastrato Roger Rabbit (con deprezzamenti a seguire) è fuorviante, perché l’opera è puro Bakshi satirico e oltraggioso, irriverente e sconclusionato, con spassose fantasmagorie e tipi da antologia: il telefono ansiolitico, il millepiedi Nils, il “cinico” sadomaso, il superman rincoglionito e vanesio.


