Drammatico

DUE GIORNI, UNA NOTTE

Titolo OriginaleDeux jours, une nuit
NazioneBelgio/Francia/Italia
Anno Produzione2014
Durata95’
Fotografia

TRAMA

Appena licenziata, l’operaia Sandra ha due giorni per convincere gli ex colleghi a rinunciare alla tredicesima, sola condizione per essere riassunta…

RECENSIONI

Dopo anni di realismo sociale quasi materialista, sporadicamente appesantito da riferimenti biblici, i fratelli Dardenne riprendono il discorso inaugurato qualche anno fa con Il ragazzo con la bicicletta. Come e ancor più del film precedente, Deux jours, une nuit è un caso paradigmatico e programmatico di realismo fiabesco didattico e assertivo, in cui un'attrice conosciuta, e più (ora: Marion Cotillard) o meno (prima: Cécile de France) "diva", interagisce con attori non professionisti, agendo e dicendo cose spesso inverosimili in un contesto verosimile. Pedinando la loro eroina, mantenendo sempre la "giusta" distanza, i Dardenne osano incastonare in un universo "fedele", che si vorrebbe più vero del vero, segmenti narrativi strategicamente improbabili, senza temere il ridicolo: rapporti causa-effetto troppo marcati, battute scientemente didascaliche, à la manière dell'ultimo Bresson. Tali frammenti anomali, che hanno infastidito molti, favoriscono l’apertura di squarci universalizzanti nell'angusto territorio del naturalismo "adesivo".
Ancor più che ne Il ragazzo con la bicicletta, un "caso" socialmente e storicamente inquadrato (il lavoro negli anni della crisi del capitalismo avanzato) diventa così la generica via crucis laica di una figura archetipica, quella del "marginale". Il marginale, la marginale, colei che ha tolto la maschera senza reprimere o occultare un male di vivere non più dissimulabile; colei che, in ragione di un'eccessiva sensibilità, ha deciso di non più trattenere le lacrime. E di esplodere. L'itinerario di Sandra, la sua "quête" quasi proppiana, ha un oggetto-valore da riconquistare che è incidentalmente il posto di lavoro e sicuramente l'appagamento di un desiderio ben più profondo e "estendibile": tornare alla vita, sopravvivere. Una missione moralmente difficile se non impossibile che gli autori, sfidando la logica del racconto (e del mercato), si arrogano il diritto di rendere magicamente possibile. Il miracolo, ancora una volta, si compie, nonostante una sconfitta che porta con sé una palingenesi umana. Oltre i limiti dello "specifico socioeconomico".