CICLONE ESTIVO, Fantascienza, Streaming

ALIEN COVENANT

NazioneU.S.A., Gran Bretagna
Anno Produzione2017
Durata122'
Fotografia
Montaggio
Scenografia
Musiche

TRAMA

Anno 2104: l’astronave Covenant, in missione di colonizzazione, è investita da una tempesta di neutrini e subisce ingenti danni. L’androide Walter sveglia l’equipaggio dall’ipersonno e, poco dopo, viene captata una strana trasmissione radio.

RECENSIONI

La prima sequenza di Alien – Covenant esemplifica, con buona approssimazione, una delle peculiarità del cinema di Ridley Scott, ossia l’essere più racconto per immagini che sempliceracconto. Il dettaglio sull’occhio dell’androide che autocita uno dei primi fotogrammi di Blade Runner, l’enorme stanza bianca con finestra cinematografica su un paesaggio – forse - artificiale, i pochi e selezionati oggetti disseminati nel nulla (due poltrone Bugatti, la Natività di Piero Della Francesca, il David di Michelangelo e uno Steinway gran coda da concerto), le movenze studiatamente robotiche di Fassbender, i dialoghi altisonanti: è più cinema purovisibilista, vagamente arty, che altro. Con poco o nulla che sia drammaturgicamente giustificato e giustificabile. C’è qualcosa di molto ricercato e insieme di molto ingenuo, nel cinema di Scott, che spesso sembra disinteressato – fino a sfidare il ridicolo – a tutti gli altri aspetti del suo cinema che non siano il cinema stesso.

Questo sequel di Prometheus prequel di Alien è un ritorno quasi scientifico proprio alle origini del 1979, con trame sovrapponibili nei momenti chiave, cosmeticamente molto ricercato, di fredda e quasi asettica eleganza formale, che spesso si scontra, scottianamente, con picchi di violenza grafica da B-Movie e svolte narrative un po’ grossolane. Come se nel film convivessero, un po’ a fatica, più anime che Scott piega sistematicamente alla sua idea di cinema, e venissero trascurate con apparente leggerezza coesione e coerenza d’insieme. Anche il modo in cui maneggia la materia narrativa non appare ben calibrato, le rivelazioni – teoricamente copernicane - sulle origini degli Alien-i sono buttate un po’ lì, in quasi completo understatement, in interni bui e atmosfere prive di epica o pathos. Forse gli aficionados della saga tengono molto alla cosa, Ridley Scott un po’ meno. Fino a risultare quasi irriverente quando, nel finale rivelatore, Walter rigurgita due embrioni di Facehugger che però sembrano portachiavi da nerd o gadget da edicola tipo “Insetti da tutto il mondo”. Lambendo i territori dell’autoparodia.
Un modo di fare cinema, e di trattare i suoi “xenomorfi sacri”, che può spiazzare, benché l’approccio personale e obliquo al genere non sia affatto – evidentemente – concettuale ma continui a funzionare a più livelli: le sequenze d’azione nel pre-finale, sicuramente inserite per necessità contrattuali, sono comunque girate come si deve e intrattengono alla grande anche al grado zero. Un cinema per tutti e per nessuno, quello di Ridley Scott, che però – fortunatamente quanto misteriosamente - continua a piacere a molti.