Cinecomic, Recensione

WONDER WOMAN 1984

Titolo OriginaleWonder Woman 1984
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2021
Genere
Durata151'
Fotografia

TRAMA

1984, Washington: Diana Prince / Wonder Woman lavora presso la Smithsonian Institution dove conosce la timida e dimessa scienziata Barbara Ann Minerva. Le due trovano/identificano uno strano oggetto chiamato “pietra dei sogni” e desiderano, rispettivamente, di rivedere l’amato Steve Trevor e di diventare come Diana. Intanto l’uomo d’affari in rovina, Maxwell Lorenzano (detto “Lord”), vorrebbe impossessarsi della pietra per risolvere i suoi problemi economici.

RECENSIONI

Se c’è una cosa, ormai, chiara dell’Universo Cinematografico DC è che alla DC non hanno le idee chiare. Sembravano partiti con l’intenzione di settarsi su toni più cupi e seri(osi) rispetto alla Marvel, poi hanno iniziato a rincorrerla e adesso navigano a (s)vista, tra riedizioni ipertrofiche e tronfie di film sbagliati (Justice League) e cose evanescenti come WW84 delle quali si fatica a capire il senso. Il secondo, confuso film di Patty Jenkins dedicato a Diana non dice niente di più sul personaggio rispetto al primo, non funziona come entertainment puro e si profila come un tassello ambiguo nell’Universo DC: oggetto ininfluente o pietra angolare?
La confusione inizia fin dal titolo: perché quel riferimento così preciso agli anni ’80? Una volta visto il film, la risposta è ancora meno chiara. Se si esclude la sequenza di (post)apertura, con qualche scaldamuscolo e altri riferimenti buttati lì a casaccio per non dire peggio (spunta pure il videogioco Rampage, uscito nell’86…), gli eighties rimangono praticamente nel titolo. Certo c’è la Guerra Fredda ma il mood generale, al netto di qualche gag sull’abbigliamento, sa di un imprecisato presente-senza-cellulari. Come si accennava, il personaggio di Wonder Woman, che dal primo film usciva appena abbozzato e poco caratterizzato, se non per la componente sentimentale, in questo secondo fa pochi passi avanti; continua ad avere il punto fermo del suo amore per Steve Trevor ma per il resto, non si muove dal suo status di bella ragazzona dal cuore d’oro tendenzialmente ingenua, della quale non è dato sapere molto di più.

WW84 è incerto anche nel suo incedere. Torna il minutaggio spropositato, con (altri) 150 minuti che pesano come macigni e non trovano un equilibrio. Dal nulla soporifero della prima parte alla concentrazione action finale, non priva di goffaggini anche nei momenti più riusciti (la sequenza on the road su tutte), tutto è sbilanciato, zoppicante, e anche le boss fight, contro Cheetah prima e Maxwell Lord poi, non riescono a ritagliarsi una propria personalità, una propria forza, un proprio perché (tra parentesi, anche Lord è un villain poco riuscito, oscillante com’è tra malvagità assoluta e ridicola idiozia, e la sua redenzione finale, liquidata in una manciata di secondi, lascia più che perplessi).
Rimane, si accennava, la questione del peso che potrebbe avere il film, in prospettiva, sull’Universo DC, anche se è difficile stabilire quanto il finale aperto sia tale per scelta o superficialità: siamo certi, cioè, che tutti, in tutto il mondo, abbiano rinunciato al loro desiderio? Quanto è concreta la possibilità che circolino liberamente altre Wonder Woman, altri Maxwell Lord o altre Cheetah? Staremo a vedere nelle prossime produzioni DC. Ma senza fretta né particolare interesse.