Drammatico, Recensione

VIALE DEL TRAMONTO

TRAMA

Joe Gills, sceneggiatore di belle speranze e poco successo, incappa per caso in una inquietante villa sul Sunset Boulevard di Hollywood, proprieta’ di Norma Desmond, ex diva del muto, di cui diverra’ amante e mantenuto. Mentre cerca di realizzare una improbabile sceneggiatura che dovrebbe rilanciare Norma che, incoraggiata dall’ex marito, ex regista e attuale maggiordomo Max, sogna un ritorno alle scene e alla celebrita’, Joe conosce Betty, di cui, ovviamente, si innamora. Dall’inizio sappiamo che finira’ male.

RECENSIONI

"Voglio dirvi come e' andata realmente, prima che stampa, radio, cinegiornali, comincino a deformare le cose..." E' una voce off che introduce la narrazione, ed e' una voce che si propone come testimonianza obbiettiva, rassicurante... peccato sia la impossibile voce di un morto. Capolavoro di un regista di capolavori, Viale del Tramonto inizia da subito a imbrogliare le carte e porta all'estremo la confusione tra realta' e finzione grazie alle figure di Norma/Gloria Swanson edi Max/Erich Von Stroheim (per i pochi che non lo sanno, rispettivamente vera ex diva del muto e vero ex regista, che aveva diretto la Swanson in quel "Queen Kelly" ossessivamente riproposto nel film). Osannato unanimamente come satira amara e corrosiva del "malato" mondo Hollywoodiano, Sunset Boulevard e' in realta' esempio perfetto di un cinema che, lungi dal disprezzarsi, si guarda allo specchio, si piace, si divora, si digerisce (con qualche acidita' residua), si metabolizza con soddisfazione: cinema insomma organismo vivo che "si mangia" per accrescersi. I cortocircuiti tra interpreti e personaggi ci danno la vertigine, proprio come i movimenti di macchina iniziali: la prima ripresa dall'alto (sui titoli) sulla strada, il carrello a scoprire il luogo del delitto, la contro-plongee successiva con il morto che (vertiginosamente!) si guarda, nella celebre scena in cui Holden e' inquadrato dal fondo della piscina (grazie ad uno specchio). In questo cannibalico festino Wilder usa un po' di tutto, contamina il dramma con la commedia e soprattutto l'horror, infarcendo il film di animali repellenti (topi, scimmie morte) fantasmi (Buster Keaton mummificato al tavolo da gioco) e morte. "Io sono sempre grande, e' il cinema che e' diventato piccolo" dice Norma a Joe. Non credetele. Non credete a Wilder: mai come in questo film il cinema si nutre di se', e cresce.

Billy Wilder apre i titoli di testa con il preziosismo di una macchina da presa che riprende l’asfalto di notte dando l’effetto di uno sfondo scuro mobile, poi spara subito il colpo di scena della voce fuori campo di un cadavere (ripreso, genialmente, dal fondo della piscina dove galleggia), invero già utilizzato in La Fiamma del Peccato, per gettarsi in un lungo flashback dietro le quinte del Cinema, del suo Mito, del Sogno con le sue porte aperte sull’abisso: perché è quasi totale la corrispondenza fra i personaggi e la vita di chi li interpreta. La gara di bravura è fra l’eleganza della messinscena e la prova di interpreti-simbolo, anche se Gloria Swanson (vera diva del muto in disarmo) svetta su tutti, Divina. Citazioni cinematografiche mai vezzose ma veri e propri atti d’amore (anche perché, per lo più, rivolte a eroi dello schermo finiti nel dimenticatoio): dalla protagonista che si fa proiettare il maledetto Queen Kelly di Erich von Stroheim, che interpreta il di lei maggiordomo e diventa una proiezione di Wilder stesso (in quanto “regista” finale della sua padrona), alle comparsate di Buster Keaton o di Anna Q. Nilsson e H.B. Warner, una volta famosissimi interpreti di pellicole come One Hour Before Dawn (Henry King, 1920), Zazà (Allan Dwan, 1923), Padre (Herbert Brenon, 1927). Ci sono anche il regista Cecil B. De Mille sul set di Sansone e Dalila e un piccolo omaggio a Chaplin, con Gloria Swanson che lo imita come fece in Maschietta del 1924 (sempre di Dwan). Film noir sorprendente, metacinematografia cinica, ferocia grottesca: il bello è che, parlando di Cinema, anche il plot (macabro) vive al confine fra Illusione e Realtà e tutte le sue presenze sono, semplicemente, dei Fantasmi. Il Cinema, per fortuna, ripaga con tre Oscar (scenografia, musica e sceneggiatura) una pellicola a rischio di oblio per troppi azzardi.

Spietati - Recensioni e Novità sui Film