LA MALEDIZIONE DELLA PRIMA LUNA

Titolo OriginalePirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2003
Genere
  • 66796
Durata143'
Fotografia
Scenografia
Costumi

TRAMA

Il fabbro Will Turner, figlio ignaro di un grande bucaniere, va alla ricerca della figlia del governatore rapita dal perfido morto vivente Barbossa. Lo aiuterà l’ambiguo e subdolo pirata Jack Sparrow.

RECENSIONI

Ricordate le meravigliose imprese del famigerato pirata nero Douglas Fairbanks dell’omonimo film di Albert Parker? E le splendide, stilizzate avventure cappa e spada dei film degli anni cinquanta? E le coloratissime fatiche dello spavaldo Burt Lancaster del Corsaro dell’isola verde? Oppure non riuscite a non richiamare alla memoria il delirante musical minnelliano interpretato dai clowns Gene Kelly e Judy Garland? Ebbene, dimenticatele, o meglio, tornatele a vedere dopo aver assistito all’estenuante proiezione di questo fasullo filmetto d’avventure: troverete la giusta fusione di avventura ed epica, di terrore e divertimento, di amore e morte. Il pesante ed insopportabile Bruckheimer touch è riuscito a far affondare anche un’impresa come questa, sulla carta interessante: far rivivere, traendo ispirazione dall’attrazione disnyeana Pirates Of The Caribbean (titolo originale del film), le spensierate avventure piratesche/picaresche del cinema classico secondo i canoni dello spettacolo post-moderno. Purtroppo né il regista né gli sceneggiatori sono stati in grado di rivedere e rielaborare i cliché del genere. Pensando che per rendere coerente e compatto un testo filmico siano sufficienti una musica onnipresente che faccia da collante e vorticosi movimenti di macchina, Verbinsky & Co. si sono limitati a riproporre i topoi del genere senza originalità e, a dispetto delle risatine e dell’allure parodistica, senza alcun senso dell’umorismo. Non bastano citazioni ruffiane a rendere commestibile un enorme monstrum di cui nemmeno la notte senza luna riesce ad addolcire i contorni. Non chiedevamo agli autori di seguire la strada della “cine-rivisitazione” tracciata dai vari Burton e Cohen Brothers, ma soltanto quella dose d’intelligenza minimale necessaria a rendere sostenibili ed interessanti oltre due ore di deflagrazioni, combattimenti et similia. Il produttore mira ad altro: ad un cinema anestetizzante e vacuo, ricattatorio e vile. Il pubblico, comunque, continua a seguirlo. Le suggestive ambientazioni caraibiche faranno la gioia degli amanti dell’esotico occidentalizzato così come le lunghe e sozze chiome del truccatissimo scavezzacollo Depp faranno sorridere gli attempati fans dei Rolling Stones. La bella di turno, tale Keira Knightley, lascia intravedere le generose forme da sotto la veste bianca bagnata; Orlando Bloom, l’elfo angelico del Signore degli anelli, sembra un Errol Flynn dedito all’onanismo; Geoffrey Rush fa Geoffrey Rush; il povero Pryce attende che nuove ali metalliche possano ricondurlo nel favoloso mondo di Brazil.

La Maledizione Della Prima Luna è come un giro su un qualunque rollercoaster tematico di un qualunque parco Disney; tutto puzza di plastica lontano un miglio, dalle rocce alle piante alle cascate, ma quando le carrozze salgono, accelerano, si avvitano e vanno in killer loop, il precotto divertimento è assicurato... sarà il vento in faccia, sarà la voglia di urlare, sarà lo stomaco che si affaccia tra le tonsille, fatto sta che la patetica e risibile volontà di ricreare un’ambientazione esotica, western o spaziale che sia può andare a farsi fottere: quel che voglio è solo velocità, sangue alla testa e un pizzico di nausea. Così LMDPL, da buon prodotto Disney, è artificioso, plastificato e posticcio ma fa quel che deve fare con venale diligenza. Caraibi da cartolina? Certo. Galeoni Hobby&Work in scala 1:1? Ovvio. Pirati alla Little Steven? Come no. Tutto sa di pvc e di premeditata presa per il culo ma, come il BigMac, va giù che è un piacere e alla fine il rimpianto per due fette di pane cotto a legna, mezz’etto di San Daniele e melanzane sottopestate dalla nonna in persona, passa in secondo piano. Verbinski è il qualificato cameriere del ristorante “Da Zio Walt”, e ai tempi della Scuola Alberghiera era tra quelli che studiavano di più, Johnny Depp si ricicla come anti-antidivo e sgrana gli occhietti a cottimo, la IL&M fornisce gentilmente Luci e Magie da asporto che fanno, come sempre, la loro porca figura. Il grossolano Bruckheimer Touch pensa al resto, imponendo montaggio serrato e pacchianate sc(hi)accianoia a go-go, e alla fine quasi ci si stupisce di aver resistito 143 (centoquarantatre) minuti tondi tondi, epilogo post-titolidicoda compreso.