Drammatico

TOSCA E ALTRE DUE

NazioneItalia
Anno Produzione2002
Durata88'
Tratto dadall'omonima commedia di Franca Valeri
Costumi
  • 66708
Musiche
  • 37154

TRAMA

A Roma, una notte del giugno 1800. Invaghitosi di una cantante, il capo della polizia arresta e fa torturare l’amante della donna, un pittore sovversivo, per indurla a cedere. Il tutto avviene non lontano dagli occhi e dalle orecchie di Emilia, portinaia a Palazzo Farnese, e di Iride, moglie di un agente di polizia.

RECENSIONI

Tosca a due livelli: mentre ai piani alti i personaggi dell’opera intonano schegge della partitura pucciniana, in portineria due donne senza importanza fanno (involontaria?) eco. La parodia (alla lettera), non priva di sfumature brechtiane [il teatr(in)o barocco nel cinema, col gallonato Prologo impersonato da Carlo Cecchi], ricorda vagamente alcuni schemi del dramma per musica secentesco, in cui agli eroi tragici e sublimi si affiancano figure basse che modulano in tonalità meno seriose i motivi affidati ai nobili protagonisti. Alle liriche volute di Puccini e al linguaggio un po’ paludato dei suoi librettisti si contrappone un duetto/duello di prose dialettali, accompagnato da zampilli orchestrali che rileggono piuttosto liberamente i temi dell’opera; Tosca, vista – non senza forzature – come eroina femminista ante litteram, sembra ispirare i comportamenti di Emilia e Iride, ugualmente avvilite dalla meschina grettezza degli uomini, allo stesso modo ferite nelle proprie illusioni, capaci tuttavia di trovare vie di fuga meno precipitose rispetto a quelle scelte dalla cantante. Purtroppo, Ferrara non sa come utilizzare la macchina da presa: la porta a spasso per il set, costringendola a ripetuti carrelli a precipizio, le fa fare infinite giravolte di stomachevole ridondanza e la butta in faccia agli attori. Nel frattempo, l’esecuzione di quello che resta dell’opera è parrocchiale (sorvoliamo sulla recitazione), i personaggi secondari sono malamente abbozzati (e l’apparizione della marchesa Attavanti è del tutto inutile), le macchiette (dall’attore porco al cuoco gay) stomachevoli. Anche la sceneggiatura perde i pezzi: i tagli inflitti al libretto spalancano voragini di senso, i dialoghi ristagnano, la cattiveria evapora alla svelta e le delicate scene disegnate, coperte dalla muffa del palcoscenico, perdono ogni residuo di fascino naif. La sola nota positiva è offerta dalle primedonne: Franca Valeri dona a Emilia tutte le sfumature di un umanissimo disincanto, Adriana Asti esibisce una solarità cruda che non s/cade mai nel gratuito. Non è poco, ma non è abbastanza (in assenza di tutto il resto).