Biografico

TED BUNDY

Titolo OriginaleExtremely Wicked, Shockingly Evil and Vile
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2019
Durata110'
Sceneggiatura
Tratto daThe Phantom Prince: My Life With Ted Bundydi Elizabeth Kendall
Fotografia

TRAMA

La storia di Theodore Robert Bundy, serial killer che tra il 1974 e il 1978, negli Stati Uniti, ha ucciso più di 30 giovani donne.

RECENSIONI

Uno dei problemi di Ted Bundy è sicuramente quello di voler essere troppe cose e di saltabeccare da una all’altra. La sceneggiatura è tratta dal libro The Phantom Prince: my life with Ted Bundy di Elizabeth Kendall, quindi dovrebbe dare un visione soggettiva della vicenda. In effetti, è quello che sembra inizialmente. Sarebbe un approccio interessante, se fosse coerente e portato fino in fondo: vivere Ted Bundy con gli occhi di chi, per un po’, ha creduto alla sua innocenza. Una visione, cioè, soggettiva e distorta della realtà, pronta ad essere – dolorosamente – ribaltata. Berlinger – regista del documentario Netflix in quattro puntate Conversations with a killer: the Bundy tapes – trova però modalità opinabili per reggere il gioco, andando anche a minare la coerenza interna del film. Che ben presto abbandona i crismi della soggettività per deviare dal punto di vista di Elizabeth e virare alla narrazione oggettiva. Senza però rinunciare, in qualche modo, a mantenere l’ombra del dubbio. Con effetti stranianti (chi era veramente Ted Bundy lo sanno tutti, perché menare il can per l’aia?). Il film prende altre sbandate. Accenna tic da legal thriller, accarezza ipotesi di film giudiziario per finire, addirittura, con derive da film-con-agnizione finale, con ritorno alla narrazione soggettiva ed Elizabeth che, finalmente, ottiene la confessione di Ted Bundy, presentata come colpo di scena a tutti gli effetti. (Curiosa anche la scelta di omettere i particolari più scabrosi e sgradevoli – la necrofilia – quasi a non voler compromettere del tutto la figura di Bundy agli occhi dello spettatore).
Non aiutano alcuni casi di evidente miscasting (Jim Parsons è troppo Sheldon Cooper per essere Larry Simpson) e, in generale, per i motivi elencati, Bundy sembra un film ondivago, con una personalità altalenante che non consente allo spettatore di trovare un suo posizionamento. Di capire cosa, esattamente, il film vuole da lui. Dal documentario al film alla Shyamalan, in Ted Bundy si trova un po’ di tutto. Forse troppo. Peccato, perché in alcuni momenti le cose sembrano funzionare e non sono rari i passaggi in cui la natura ambigua del film rischia di diventare fascino.