TRAMA
L’americano Bob Crane accorre a Milano perché “sente” che la sorella gemella, top model, è in pericolo. Scopre che è scomparsa e indaga.
RECENSIONI
I Vanzina aprono (o ri-aprono, se l’opera la si vuole agganciare alla tradizione che va da Mario Bava a Dario Argento, con finale in ralenti e co-sceneggiatore Franco Ferrini a testimoniarlo) il filone thriller iperrealista e patinato nostrano (ma d’esportazione), per molti firmando la loro migliore opera, per altri semplicemente scimmiottando (anche benino) il cinema di Brian De Palma (quello di Vestito per Uccidere e, soprattutto, Omicidio a Luci Rosse: dal porno alla moda), accentuandone le componenti pruriginose che, da mezzo, diventano in quest’opera fine ultimo e sommo fra algide modelle in softcore (scovando la bellezza immortale della danese Renée Simonsen, fidanzata del bassista dei Duran Duran) e dietro le quinte sulla Milano da bere anni ottanta, il cui pianeta di stilisti negò la propria collaborazione al film, a eccezione di Moschino che presta una sfilata. Anzi, l’opera potrebbe assurgere a emblema di un decennio che adorava la superficie luccicante, le apparenze e il pensiero di plastica. Il Niente (cos’è una modella?). Dove De Palma destrutturava, i Vanzina aderiscono, “rubandogli”, alle musiche, Pino Donaggio. Fonti seguite pochissimo della sceneggiatura di Franco Ferrini: l’omonimo romanzo (1983) di Marco Parma, alias il direttore di riviste di moda Paolo Pietroni, e l’omicidio di Francesco D’Alessio da parte della modella Terry Broome (1984).


