Fantasy, Horror

SOLO GLI AMANTI SOPRAVVIVONO

Titolo OriginaleOnly Lovers Left Alive
NazioneU.S.A./Germania/Francia/Cipro/Gran Bretagna
Anno Produzione2013
Durata123'
Sceneggiatura
Fotografia

TRAMA

Adam è un musicista underground di Detroit che si nasconde dal mondo e conduce una vita prevalentemente notturna. A Tangeri vive sua moglie Eve, con cui ha una relazione romantica che dura da secoli. Trattasi, infatti, di due vampiri, eleganti e bohemien, che cercano nell’isolamento e nelle tenebre la salvezza da un mondo impazzito, che giudicano volgare e giunto al capolinea. Quando finalmente Adam e Eve possono rincontrarsi, la loro esistenza è però messa a repentaglio dall’incontrollabile sorella minore di lei, che s’insinua come un morbo nella loro storia, sopravvissuta negli anni alle prove più dure. (dal catalogo del Tff)

RECENSIONI

Only Lovers Left Alive è, prima di tutto, il titolo di un romanzo di fantascienza distopica, pattern Il signore delle mosche, scritto da Dave Wallis nel 1964. Questa la trama: gli over 25 si sono suicidati per la noia e la sua pena, i giovani rimangono a governare e governarsi. Le pagine del libro sciorinano le conseguenze. Londra, mentre sta per divenire swinging, veste la sua post-apocalissi con abiti mod. I Rolling Stones (+ Marianne Faithfull), fallito il progetto di portare sullo schermo l'Arancia Meccanica di Burgess, considerano il libro di Wallis come la seconda miglior scelta per l'esordio cinematografico, ma quel che deve essere un film di Nicholas Ray rimane un incompiuto. E se sul finire dei 70ies Walter Hill ne propone la propria inconsapevole versione, I guerreri della notte, oggi, quando Jim Jarmusch recupera il titolo del libro e del film di Ray, quella storia è semplicemente impossibile: la crisi disossa la rivolta, cancella dall'agenda i rebel without cause, l'immaginazione s'imbriglia nella Rete, s'inquadra nei pixel digitali. Il possibile è integrato e non apocalittico, è sistema. Dentro la retorica del neoliberismo, dentro gli orizzonti disegnati dalle mode, che bruciano, che si consumano, che consumate risorgono dalle ceneri. E allora Only Lovers Left Alive, oggi, non può che essere un controadattamento. I protagonisti di Jarmusch sono adulti, sono i giovani di ieri. E lo sono per sempre. Adam e Eve sono vampiri, dandy, uomini e donne di un altro tempo, di un tempo analogico, di un tempo in cui le cose pesavano e si pesavano. Un tempo in cui le cose chiedevano il loro tempo. Il tempo necessario. Il tempo del gusto, nel tempo in cui la cultura non si navigava, non si consumava/cancellava/riconsumava a ogni ricerca di Google, ma la si cercava, la si soffriva, la si conquistava e la si curava. La si cullava dentro di sé, ritrovandola poi dove s’era lasciata, tra le pagine dei libri custoditi, tra i solchi del vinile, sui nastri registrati. Per questo i giovani di oggi, per i due protagonisti del film di Jarmusch, sono i morti viventi di Warm Bodies, sono i figli solipsisti degli Zombi di Romero. E sebbene Ava, la sorella minore di Eve, sia un vampiro come loro, non è una di loro: inebetita dal sangue, non sa calibrare il proprio consumo, non sa godere del proprio godimento.

Tra la Detroit di un antico sistema produttivo nominato fordismo e la Tangeri in cui sognava la Beat Generation, tra gli spettri musicali di queste città museo, tra le rovine di questi mondi perduti, Jarmusch gira la sua ballad malinconica e satirica, la sua sitcom moralista e resistente, l’episodio pilota di una serie passatista, lo sghembo elogio d’amore analogico al banco di prova dei tempi: Only Lovers Left Alive, manifesto e sicuro oggetto di culto per un’umanità in via d’estinzione, è ancora una volta la storia elegantemente slabbrata di due dead man, di due ghost dog, di un codice di lettura del mondo che il mondo d’oggi non comprende, non prevede, lascia ai margini. Il capitalismo è un vampiro nutrito dai cittadini del mondo: quelli di Jarmusch, di vampiri, non hanno la pretesa di essere fuori dal sistema. Ma sanno non esserne servi: fuori dal tempo, sono una nicchia che scompare, il lucire di un corpo che svanisce. E che Jarmusch, cocciutamente, nuovamente, cerca di nutrire. Offrendo ad Adamo e a Eva, nel finale, i propri spettatori, in memoria di un cinema analogico che succhia il sangue dal reale, che lo imprime su pellicola, nel buio della sala. Come fosse ancora tempo di cinema e vampiri, del cinema come vampiro, delle luci e delle ombre del Nosferatu di Murnau, di un altro, ipotetico, impossibile e parodico capitolo di storia delle immagini allestito nel Dracula di Bram Stoker, il museo del cinema di Francis Coppola.

Non è un film di vampiri (termine mai usato). Bevono sangue e vivono di notte, ma non c’è praticamente nulla, nella trama, della relativa iconografia classica. Jarmusch ha un’idea allegorica geniale: raccontare di esseri eterni (per quanto ne sappiamo), quasi onniscienti (forse alieni: si parla di un pianeta-diamante musicale nella costellazione Centauri), le cui esistenze sono strettamente legate a quelle degli esseri umani, che chiamano “zombi” con disprezzo, per ciò che hanno fatto sia alla Terra (inquinando le acque, hanno contaminano anche il proprio sangue), sia ad artisti e scienziati, alle menti eccezionali come le loro, che rappresentano diverse incarnazioni di personaggi famosi (John Hurt è Christopher Marlowe ma ha anche scritto l’Amleto; Adam si esibisce come Paganini e ha “passato” il quintetto d’archi a Schubert). Nell’epoca contemporanea non c’è più spazio per il Genio, manca la linfa vitale (il sangue) e l’arte non è più arte. I protagonisti, però, ispirati da “Il diario di Adamo ed Eva” di Mark Twain, incontrano nuovi talenti e la musica di Adam circola comunque nei settori underground: feticista del vintage che odia l’elettricità via cavo e preferisce le invenzioni di Tesla, Adam rappresenta la nostalgia del passato, dove la musica veniva pensata, scelta e fruita con i tempi di un vinile, non usa-e-getta su supporti elettronici (la Detroit deserta, ex-capitale dell’automobile, rappresenta la decadenza dell’umanità analogica, opposta ad una Tangeri da Mille e una Notte). Dal vampirismo alla contaminazione, quella che ha subito la sorella di Eve, Ava, una consumista compulsiva come qualsiasi altro essere umano, ingorda di sangue che non sa controllarsi, non sa gustare. In un’opera priva di azione e ricca di atmosfera (la prima parte, in questo senso, è magnifica), si adotta il respiro di Adam, romantico e desueto: al comparire della figura sbarazzina, viziata e combinaguai di Ava, si perde in fascino, fino alla conclusione in cui il tema ecologista, un po’ a forza, deve dire la sua.