Drammatico

SECRET LOVE

Titolo OriginaleMothering Sunday
NazioneU.K., Germania
Anno Produzione2021
Durata104'
Sceneggiatura
Trattodal romanzo di Graham Swift
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Jane Fairchild è una cameriera di umili origini che ha una relazione segreta con il benestante Paul Sheringham, promesso sposo di Emma Hobday, una ragazza del suo stesso ceto sociale.

RECENSIONI

Adattamento di Mothering Sunday, romanzo di Graham Swift, Secret Love (solita, banalizzante titolazione "italiana") narra, negli inglesi anni 20, di come, nella giornata di riposo concessale per la festa della mamma (da cui il titolo originale), Jane Fairchild, domestica di una famiglia di aristocratici, si incontri con il suo amante Paul, figlio dei nobili vicini e promesso sposo di una altrettanto nobile giovane. Che ovviamente non ama. Ma, come poetava Totò, la casta è casta e va sì rispettata.
Husson costruisce una laccata cornice nella quale mettere in mostra il prestigioso cast abbigliato da Sandy Powell, gira come se fossimo in uno spot lunghissimo di Home Furnishings di Laura Ashley - tra fluo sparati, tinte pastellate, stremati ralenti - e mette plasticamente in posa i due amanti (Odessa Young e Josh ‘O Connor), denudandone spesso e volentieri le bianche carni, perché si possano muovere - come le bestiole animate dalla passione che sono - in un mondo acchittato e schiavo delle forme. In questa confezione, troppo kitsch per escluderne la coscienza, galleggiano (talvolta boccheggiano, a volte annegano) i motivi del romanzo: la questione di classe, il discorso sulle origini, l’arguto gioco fatale, i livelli concentrici della narrazione.
Certo, deve dare una discreta sensazione di potenza avere in scena tanto tempo Colin Firth solo per fargli ripetere mille volte che è una magnifica giornata (scherzo, è il loop di un personaggio annichilito dal dolore), Olivia Colman per farle spiccicare tre battute in croce (tra le quali, va detto, c’è la più importante del film, quella che allude alla condizione di orfana della protagonista come a un dono «Non hai niente da perdere, tutto da guadagnare») e scomodare Glenda Jackson solo per un paio di ciak e, nel finale, ricordare a chiunque (fuori da ogni narrazione?): «Ho vinto tutti i premi».

Uscito soddisfatto.