Criminale, Noir

SCARFACE

Titolo OriginaleScarface
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1983
Durata170'

TRAMA

Ascesa e declino di Tony Montana, profugo cubano che a Miami diventa un ricchissimo boss del narcotraffico.

RECENSIONI

Chiuso tra (i) due De Palma “Doc”, Blow Out e Body Double, Scarface segna un momentaneo arresto nel percorso metalinguistico tracciato dal regista americano. Nessun dispositivo da mostrare, dunque, ma un classico di Hawks da ri-fare ed aggiornare: attorno ad uno scheletro sostanzialmente fedele, infatti (ascesa e caduta di un gangster), De Palma costruisce un film che esplicita ciò che il prototipo poteva solo suggerire (la violenza in primis, ma anche la componente morboso-incestuosa del rapporto protagonista-sorella), ri/re-setta le coordinate etiche di riferimento (Tony Montana ha decisamente perso l’alone epico, tragico, romantico e comunque eroico che circondava Tony Camonte e molti suoi epigoni cinematografici “classici”, Padrino compreso, ovviamente) e palesa un sottotesto implicito dell’originale (il parallelo Gangster Dream American Dream) che configura il percorso rise and fall di Al Pacino come una parabola anticapitalista. Tutto qui. Spingendosi un po’ in là con l’interpretazione depalmianesca di Scarface si potrebbe comunque tirare in ballo la componente cinefila, con riferimenti ad altri classici come Public Enemy e Little Caesar, qualche acrobazia visiva (plongée et cetera), alcune sequenze ben costruite (su tutte quella del primo “lavoretto” importante affidato a Tony Montana, che include il famoso chainsaw massacre), la presenza di allegorie della visione (il circuito chiuso che sorveglia la Xanadu di Tony) e soprattutto una certa voglia, molto meta- in effetti, di giocare coi codici e gli stilemi di un Genere cinematografico classico. Ma per quello arriverà il capolavoro The Untouchables, scritto da un altro “disvelatore di meccanismi” come David Mamet. Scarface sta invece invecchiando malino e, pur conservando una certa forza figlia di vari eccessi, vede il generale (senza dubbio voluto, senza dubbio depalmiano) “sopra le righe” tramutarsi progressivamente in kitsch per lambire, sporadicamente, i confini dello stracult, con ridicolo involontario annesso e connesso.