Sentimentale

RITORNO A COLD MOUNTAIN

TRAMA

1861, Cold Mountain (fittizio), North Carolina: Inman e Ada si amano, ma lui si arruola per tre anni nella guerra contro i nordisti. Ada resta sola, a vivere di stenti e delle poco gradite attenzioni del capo della Guarda Nazionale a caccia di disertori.

RECENSIONI

Il cinema romantico e sopra le righe di Anthony Minghella al massimo delle sue (non) potenzialità: questa volta ricorda più Edward Zwick (piatto con eccessi graditi: vedi Vento di Passioni) che se stesso, e la sua scrittura ha la superficialità di un cartone animato per bambini quando affronta le psicologie dei personaggi, gli sprazzi emotivi e, più in generale, i moti umani. Non ha talento ma passione che infonde in ogni scena, cercando, anche artificiosamente, l’effetto. Con l’entrata in campo del cattivo Doc di Ray Winstone, sembra davvero di rivivere il triangolo Olivia-Braccio di ferro-Bruto. Ada e Ruby leggono Cime Tempestose, per due ore e mezza Minghella recita le lettere d’amore di lei mentre misura il sentimento di lui nella sopravvivenza e nel periglioso on-the-road del ritorno a casa, cercando di movimentare il racconto con un montaggio parallelo temporalmente sfasato: il regista, da sempre, ama anche mescolare i generi, e accompagna all’epica amorosa la violenza delle battaglie con pagine di potente gigantismo tragico (inficiate però da un uso enfatico delle musiche e dai flou della fotografia), condendo il tutto, a rischio di ridicolo involontario, con la commedia, soprattutto quando entra in campo il rozzo personaggio di Renèe Zellweger, pur tanto brava da vincere un Oscar. Girato in Transilvania, risparmiando 19 milioni di dollari.