Drammatico

QUINTO POTERE

Titolo OriginaleNetwork
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1976
Durata120’
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio

TRAMA

Il network televisivo UBS è in crisi e decide di sfruttare via etere l’esaurimento nervoso di un suo anchorman che crede di parlare ispirato da una voce suprema. Il capo del settore notizie, suo amico, viene licenziato quando si propone di aiutarlo.

RECENSIONI

La televisione è la Bibbia, la Verità, l’unica finestra sul mondo. Crea e manipola le opinioni, non risponde a nessuna etica professionale, se non quella del dio denaro che rinnega il patriottismo, la democrazia, la forza del singolo (tema preferito da Sidney Lumet) in favore della legge delle multinazionali, del mercato, degli indici di ascolto. La generazione che ne è figlia si assuefà alla violenza, non conosce più la vita vera, non è capace di amare, di pensare da sola. Questo il durissimo, feroce attacco di Paddy Chayefsky (sceneggiatore) e Sidney Lumet al network, rappresentato dal folle predicatore (Peter Finch, che morì poco dopo le riprese), da un capo della multinazionale (Ned Beatty: dopo il suo discorso persuasivo, l’allarme sul network abbraccia la deleteria propaganda) e da una donna in carriera (torna la misoginia lumetiana) frigida a letto e insensibile nel privato. Sceneggiatore e regista hanno lo stesso background televisivo e due poetiche che, sulla carta, dovrebbero amalgamarsi alla perfezione: entrambi "arrabbiati", attenti alle psicologie complesse, alla drammaturgia di stampo teatrale. Invece fu scontro sul set: Chayefsky accusava Lumet di avere spettacolarizzato il suo pamphlet di denuncia e allo stesso tempo reso il tutto assai più apocalittico, allargando il pessimismo in ogni sfera. Il sensazionalismo enfatico di Lumet, in realtà, è figlio di un disappunto che, da sempre, lo ha portato a criticare il Sistema per riaffermare certi valori in disuso (il personaggio di William Holden, pur sulla via della corruzione, è l'eroe positivo che giudica le nuove generazioni e si pente della crisi del matrimonio; Lumet ironizza anche sui gruppi anarchici strumentalizzati e sull’idea di creare un programma sui gay). Lumet calca la mano per trasfigurare il materiale nel grottesco e renderlo più inquietante, in cerca di una plateale chiosa finale per quest’opera che ha fatto epoca, anticipando i tempi e mantenendosi attuale.