Drammatico

MON ROI

NazioneFrancia
Anno Produzione2015
Durata124'
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

A seguito di un grave incidente sugli sci, Tony viene ricoverata in un centro di riabilitazione. Grazie agli antidolorifici e all’assistenza del personale medico, ha l’occasione di ripensare alla sua relazione turbolenta con Georgio.

RECENSIONI

L'avanzamento nella guarigione, lento, faticoso, non privo di rallentamenti, coincide col ripercorrere mentalmente le tappe di un amore tumultuoso. Non soffrisse di eccesso di programmaticità nella costruzione di una vita di coppia, lo si potrebbe anche chiamare travolgente; non avesse in quel “travolgimento” perenni cenni di irrequietezza che ben superano la passione, lo si potrebbe a maggior ragione chiamare “amore”. Invece le ragioni diminuiscono man mano che diventano troppo ragionate e la storia fra Tony e Georgio, somiglia più a un nuovo grande quesito su cosa sia amore, cosa comporti, dove vada a parare.
Nel dubbio, tuttavia, sembra il caso di farne una convivenza e, perché no, di farne un figlio, mettendo insieme l'esigenza di tenersi compagnia a tempo pieno e di realizzare il sogno di paternità dell'uno, il sogno di realizzare dei sogni dell'altra. Desideri che soffrono di una certa estemporaneità nella coppia, perché forse troppo a lungo sono stati sognati separatamente. E' dunque l'amore una coincidenza fortuita di desideri comuni di vecchia data? O li genera nell'imprevedibilità del momento? O magari un compromesso fra le due cose? Comunque sia, interviene impietosa la variabile tempo: di tempo non ce n'è, perché è giunta l'età che precede, di poco, quella dei bilanci.Nel film, infatti, è già arrivata, e assistiamo contemporaneamente al presente forzatamente lento della riabilitazione e al flashback di una storia in cui l'ipercinesi (dei gesti, dei modi, delle situazioni) sembra la misura del coinvolgimento emotivo.
Nel mezzo, la frattura, il tempo spezzato, la parcellizzazione per tappe obbligate, e poi sempre più disobbligate, di quello che dovrebbe essere, pirandellianamente, un flusso e invece si costringe in una forma.
Tony è autocostrittiva nella sua smania di realizzazione famigliare, Georgio ha tendenze sentimentali anarcoidi ma si vuole padre di famiglia: del resto, come dare torto all'uno o all'altra della propria natura? Come impedir loro di volersi e vedersi soltanto perché non c'entrano niente l'uno con l'altra?
«Your love is king» cantava Sade, così il nostro “Roi” Georgio e Tony, che cela nel diminutivo una “Marie Antoniette”, nome quanto mai lontano da un happy-ending, sono sovrani e sottoposti al loro stesso amoroso regno, glorioso, iniquo e traballante. Ma gli imperi dei sensi sono decaduti, la grandeur monarchica è un sogno antiquato che deve cedere il passo alla democraticissima prosaicità del reale.
Per cui è l'ideale che Tony sia un avvocato...
Il film soffre proprio di quella prosa di cui beneficia, per cui perde in fascino dove guadagna in schiettezza, osserva con distacco e ne ottiene, racconta con linearità e con buona scrittura una trama interiormente turbolenta, ma dietro i suoi rivolgimenti psico-amorosi, si respira una soffocante aria di normalità.

CineCromie - Note di colore sulla normalità (e le ossessioni che nasconde)
Non è necessario disporre di una ricca ricostruzione di un guardaroba d'epoca per trarne spunti cromatici degni d'interesse, né di una fotografia particolarmente marcata.
A volte l'ordinario è pieno di indizi.
Tony, per esempio, predilige l'azzurro. In varie gradazioni, mai troppo appariscenti -e con eccezioni stridenti in rosso, come quello indossato durante il test di gravidanza, positivo- sceglie un colore accomodante, il più indossato in Occidente -si pensi anche soltanto ai jeans-, nonché il più europeo -è blu il fondo stesso della bandiera dell'Unione-.
Niente, come l'azzurro, ha il potere di non disturbare quasi mai, per cui si adatta ai giorni che scorrono, a rappresentarli tutti.
Non per questo scivola nell'indifferenza: spesso vira verso una punta di ciano anestetizzante, quello della giacca di pelle di Toni, ma anche delle pareti e delle lenzuola in cui l'amore nasce e si consuma: acquatico e ospedaliero, sembra già preludiare a una gestazione e a una terapia.
Il colore del non-disturbo si addice alla non-bellezza di Tony una novità per Georgio, abituato alla creatività sgargiante di combriccole modaiole e bellezze da copertina.
Georgio abbonda col nero -giacche, camicie, immancabili cappotti e perfino un katfano- che chiaramente sottolineano il fascino boulevardier e tombeur de femmes di un Cassel un po' canaglia, un po' brillante, un po' problematico, un po' scemotto, fra l'irresistibile e l'insopportabile. Quello stesso nero che Tony non vuole indossare quando sta per partorire, colta da un'improvvisa superstizione.
Il colore rappresentativo dell'uno non sfugge per l'altra a un contenuto secolare potenzialmente sfortunato. Del resto, dove per l'uno è moda, per l'altra è simbolo a maggior ragione: vediamo un Georgio casual e incolto applaudire una Tony in toga nera che ha appena pronunciato un forbito discorso.
Infine, mentre lei riempie la valigia per lasciare casa, intravediamo nell'armadio indumenti classificati per colore -cenni di compulsione nella smania di  realizzazione domestica?-.
E poi c'è Louis Garrel. che appare con la camicia bianca con giacca nera che ha per costituzione, da bravo (e beau) bobo, e poi travestito in qualunque altro modo che somigli a un fratello-cognato-zio, saggio-mite-discreto-discretamente simpatico.