Commedia, Drammatico

MATRIMONIO ALL’ITALIANA

NazioneItalia
Anno Produzione1964
Durata102’

TRAMA

Napoli: per vent’anni, il ricco Domenico Soriano ha frequentato la prostituta Filumena Marturano, innamorata di lui e, ora, illusa di diventare la sua signora. Ma scopre che Domenico sta per sposarsi con una ragazza molto più giovane.

RECENSIONI

Dedicata a Titina De Filippo, morta l’anno precedente, questa convincente, tradita e accusata di platealità versione della commedia (1946) di Eduardo De Filippo, già portata al cinema da quest’ultimo nel 1951 (Filumena Marturano), beneficia del talento del regista che, più che alla fonte, pare attingere a Irma la Dolce di Billy Wilder uscito l’anno prima, pur con le dovute differenze di caratteri e temi, ed al suo precedente, premiato con l’Oscar, Ieri, Oggi e Domani (di cui riprende i protagonisti e l’episodio “Mara”). Per quanto, da tempo, instradato in una produzione meno personale e più di mestiere, De Sica sa sempre commuovere mantenendo l’equilibrio fra dramma e commedia: mentre mette in scena episodi legati al secondo registro (fra zoom e flashback), ne rinnega continuamente la portata sottolineando lo squallore del personaggio cinico e senza cuore di Domenico, che si approfitta della fame di sogni e dell’amore di Filumena. Marcello Mastroianni è la maschera perfetta della “simpatica-canaglia”, su cui la commedia nostrana marcerà a lungo: da qui, anche, il titolo che, con un dramma ironico, fa il verso pretestuosamente al grottesco e feroce Divorzio all'Italiana di Pietro Germi. Domenico Soriano è opportunista e furbetto, sciccoso e vizioso, il soggetto privilegiato dallo sguardo registico per irridere la “categoria”, adottando gli equilibrismi della soggettiva della protagonista, fra affetto e sgradevolezza che provoca la sua insensibilità (ha un infarto, Filumena: “Non muore, non c’ha il cuore”). L’opera, infatti, come lo era la commedia di De Filippo, è soprattutto una meravigliosa elegia del carattere femminile, anch’esso (una volta) tipicamente italiano, donna del popolo che, per un bene superiore (i figli, in prima istanza; ma anche la profonda convinzione che valga la pensa “salvare” l’amato), combatte tutte le avversità, indefessa e disposta a tutto e Sophia Loren, per tipi del genere, era sempre la scelta migliore, oltre a contribuire alla prepotente vena erotica (procace, capelli rossi, vesti trasparenti). De Sica cavalca in modo eccellente la drammaturgia, dosando sorrisi e mestizia, fino a esplodere nella liberatoria passione finale.