Criminale, Recensione

LÉON

NazioneFrancia
Anno Produzione1994
Genere
Durata110’

TRAMA

Alcuni killer sterminano la famiglia della dodicenne Mathilda, che si rifugia nell’appartamento del vicino Léon, altro sicario a pagamento.

RECENSIONI

Scandito in incipit e in chiusura da sequenze virtuosistiche (soprattutto la prima, con invenzioni e tecniche di ripresa davvero pregevoli), violente e autoironiche, l’opera di Luc Besson ha un soggetto che, prendendo (a detta dell’autore) le mosse da Taxi Driver, ricorda Nikita (per la protagonista femminile e il suo training omicida), con pieghe però diverse, buffo-romantiche, fiabesche-sentimentali, che l’autore non sempre riesce a controllare. Man mano che procede, il racconto si fa meno interessante, le situazioni descritte sempre meno originali, ma gli interpreti (primo su tutti Jean Reno, ultimo in classifica Gary Oldman, scenografico ma spesso sopra le righe) e i loro simpatici caratteri sono indovinati, evocativi nel modo in cui rimandano ad altro senza perdere mai l’aggancio con la leggerezza del tocco della messinscena: il gigante buono delle fiabe (nere) affronta il cattivo orco a un primo livello. A un secondo livello, ci sono molte considerazioni amorali/immorali presentate in assoluta normalità, iscritte in direttrici dove tutti i sentimenti sono puri, lineari e perciò plausibili nell’irrealtà, stagliati in un universo (a fumetti) emotivo in cui si dimentica cosa manca, cosa stona. Ci sono anche il rambismo e un romanticismo a rischio di pedofilia (nella sceneggiatura originale Mathilda voleva essere l’amante di Léon) che, però, è niente in confronto al tema principale di una bambina da turpiloquio che impara a uccidere. Esiste un director’s cut di 136’.

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