Drammatico

LE MANI SULLA CITTÀ

TRAMA

A Napoli, la maggioranza politica è connivente con un consigliere comunale-costruttore edile di destra che, per lucro, fa demolire alcuni palazzi. Ci scappa il morto: un affiliato al partito comunista indaga.

RECENSIONI

Francesco Rosi denuncia la corruzione politica con spietatezza e con un’inedita, di grande influenza per il cinema a venire, forma semi-documentaristica basata su ricerche e inchieste, potente nel suscitare indignazione e forte perplessità sul (buon) funzionamento delle istituzioni. Con l’ausilio dello sceneggiatore Raffaele La Capra, che ha trovato ispirazione anche nella Commedia dell’Arte, Rosi si basa sulla lettura dei verbali del consiglio comunale napoletano e sul loro linguaggio, e disegna/dirige in modo sublime personaggi agghiaccianti e/o realistici (Carlo Fornariello, vero consigliere di sinistra), che travalicano la contingenza di fatti e periodo storico per assurgere a (tristi) archetipi di tutta la storia politica della Repubblica Italiana. Perché, in questo caso, la finzione ha il potere di fotografare lo “spirito” degli eventi e dei tipi narrati in modo slegato da cambi temporali di costume, di sfumature o medium, permettendo anche un raffronto a distanza (recita la didascalia: “I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica è la realtà che li produce”). È anche vero che se l’opera d’arte, per diventare immortale, dovrebbe identificarsi in uno sguardo che soppesa l’agire umano in modo relativistico, sporcandosi il meno possibile con fervori contingenti che la Storia ridimensiona, Rosi non si esime dal prendere posizioni politiche (comuniste) che, per quanto sincere e non faziose, oggi rischiano di sembrare partigiana propaganda a-critica. La sequenza del crollo, fra stuntmen e reazioni genuine di abitanti del luogo, è stata girata con sette macchine da presa.