TRAMA
Tangeri, 1894: Morhange e Saint-Avit stringono un forte legame di amicizia nella Legione Straniera. Incontrano una spagnola travestita da uomo, Amira, e se ne innamorano entrambi. Ma Morhange pare incapace di amare fino in fondo.
RECENSIONI
Co-produzione Italia-Francia che adatta, per la quinta volta, il romanzo di Pierre Benoît (1919), riducendolo letteralmente a brandelli: se è comprensibile che salti dei passaggi e lecito che scelga di approfondirne altri (in poche parole: fuori Antinea, dentro Morhange), lo è meno che il tutto si risolva in tasselli slegati e sbrigativi come stile e non necessità, anche quando il racconto raggiunge il “cuore” della propria dissertazione. D’altro canto, è apprezzabile lo sforzo dell’opera di rappresentare un viaggio dentro l’anima, verso l’Amore, alla ricerca di se stessi, con uno spessore intimistico e una drammaturgia abbastanza soddisfacenti. Bob Swaim resta in precario equilibrio: evita, nonostante l’argomento, di acquisire il passo grave del polpettone, peccando però di poca profondità d’analisi psicologica. È come se cercasse di vendere a palati meno raffinati, in un contesto affatto commerciale, un manufatto con pretese, che non fa certo della speditezza e dell’intrattenimento le proprie ragioni d’essere. Tchéky Karyo è davvero convincente, la nera Victoria Mahoney (futura regista) bella come una dea.


