TRAMA
Varsavia durante l’occupazione nazista: il maggiore Grau indaga sulla brutale uccisione di una prostituta. Un testimone afferma che il colpevole è un generale tedesco.
RECENSIONI
In fondo è, prima di tutto, un buon film poliziesco, per quanto con ambientazione storica e protagonisti particolari. Inoltre, è un’opera generosa di dettagli e ingredienti, tanto che Anatole Litvak perde spesso la visione d’insieme, a forza di soffermarsi sui vari rivoli del racconto, sulle variazioni tematiche (psicologiche, politiche, storiche, romantiche, gialle) offerte da una sceneggiatura abile e corposa, che andava comunque stringata e accelerata. Dal canto suo, il regista ha lavorato in U.R.S.S., Germania, Stati Uniti, Inghilterra e Francia, facendo proprie le caratteristiche di varie “scuole” che, se da un lato gli donano versatilità nei vari registri, dall’altro ne penalizzano l’omogeneità. Partendo da una tesi peculiare, la Giustizia che ha la mano lunga, che va oltre la contingenza politica e storica anche se palesemente “ingiusta”, la pellicola, nell’umanizzare i nuovi indiani del cinema americano, i crudeli nazisti, sferra all’ideologia del Terzo Reich un colpo molto più duro di tanti altri film bellici dove non c’è volto se non quello della malvagità. Magnifico, indimenticabile, imprescindibile Peter O’Toole; bravissimi tutti gli altri.


