Azione, Supereroi

LA LEGGENDA DEGLI UOMINI STRAORDINARI

Titolo OriginaleThe League of extraordinary gentlemen
NazioneU.S.A./ Germania
Anno Produzione2003
Durata110'
Sceneggiatura
Tratto dadalle strisce di Alan Moore
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Alla fine del diciannovesimo secolo una malefica creatura, equipaggiata con sofisticate armi di distruzione, cerca di scatenare una guerra mondiale per arricchirsi con la corsa agli armamenti. Il governo inglese predispone una squadra di super-eroi per fronteggiare il nemico ed evitare l’annientamento.

RECENSIONI

Il fumetto continua ad essere nutrimento per il cinema. Questa volta tocca a "La lega degli straordinari gentleman". Niente "DC Comics" o "Marvel", ma l'estro tutto inglese di Alan Moore, già autore delle strisce di "From Hell" che hanno ispirato La vera storia di Jack lo Squartatore. L'idea alla base del comic-strip è molto divertente: si ipotizza, infatti, che per combattere l'ennesimo cattivone annienta-popoli ("Il fantasma"), il governo britannico non trovi di meglio che assoldare degli specialissimi agenti segreti in giro per il mondo. La novità è che ognuno dei reclutati è un famoso personaggio della letteratura: Dottor Jekyll e Mister Hyde, il Capitano Nemo, Mina Harker (meglio conosciuta come l'amata di Dracula, che vede in lei la reincarnazione della moglie suicida), l'Uomo Invisibile, più due invenzioni del film, Tom Sawyer (un americano ci voleva) e l'immortale Dorian Gray. A capo del bizzarro team l'avventuriero Allan Quatermain (quello delle miniere di Re Salomone), interpretato da un sempre carismatico Sean Connery che continua a scegliere i copioni con scarsa lungimiranza (pare abbia rifiutato sia Matrix che la saga di Tolkien), ma lo fa con molta classe. Già l'eterogenea e poco amalgamabile squadra basterebbe per ravvivare il film. Se all'originale spunto si aggiunge una sceneggiatura elementare ma sgangheratamente efficace, una partecipazione divertita del cast, effetti speciali a go-go e una regia capace di tenere sotto controllo il pastiche, il gioco è fatto. Non si va oltre un moderato divertimento e, a meno di non essere ragazzini di quattordici anni (o essere capaci di ri-diventarlo), si rischia quasi sempre di anticipare il corso degli eventi con qualche sbadiglio. Ma una buona dose di ironia regala compattezza al film e consente al costante sopra le righe dell'azione di non prendersi troppo sul serio. Il difetto principale è forse di riproporre un immaginario visivo già ampiamente collaudato, saccheggiando qua e là, ma da un film che trova ispirazione nel riciclo, è il minimo che ci si possa aspettare e la poca fantasia della messa in scena non disturba. Sono più fastidiose le immancabili esplosioni digitali che, nonostante l'evoluzione della tecnica, continuano a suonare irrimediabilmente false. Chissà, forse una certa grossolanità è calcolata a tavolino per dare nerbo all'aria retrò del lungometraggio che, effetti speciali e qualche battuta a parte, potrebbe essere stato realizzato negli anni cinquanta. Da segnalare, per gli amanti del genere, alcune gustose virate trash: Sean Connery & c. in impossibile divisa invernale che scrutano l'orizzonte sotto una neve virtuale, o la succhiasangue Mina, che, quando diventa vampira, trova modo di passare dal parrucchiere per farsi tinta e permanente. Per non parlare dell'arrivo in una Venezia che pare Gotham City e in cui, in pieno luglio, si festeggia il Carnevale e si scorrazza tra le calli a bordo dell'enorme sottomarino. Molto azzeccati alcuni dettagli scenografici (le cromature e gli interni del Nautilus, l'appartamento-studio di Dorian Gray), meno riuscite le caotiche sequenze di azione (il salvataggio del sottomarino da parte di Jekyll, l'interruzione del crollo a catena di palazzi a Venezia) che producono un poco entusiasmante effetto baraccone. Rispetto agli X-Men, a cui viene subito da pensare, il gruppo di freaks messo in scena da Stephen Norrington è più simpatico e, soprattutto rispetto all'ultimo episodio diretto da Bryan Singer, dosato con maggiore equilibrio.
Si dice sia stato escluso dal festival di Venezia a causa del destino che la città lagunare subisce nel film, ma forse i motivi della scelta sono legati alle tariffe molto scottish del divo Connery e alla modesta caratura del risultato finale.