Fantascienza

JOHN CARTER

Titolo OriginaleJohn Carter
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2012
Genere
  • 67510
Durata132’
Tratto dada Edgar Rice Burroughs
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Nel suo diario, il defunto zio John Carter racconta a Edgar Rice Burroughs come, nel 1868, sorprese per caso un essere alieno e, con il suo medaglione, si ritrovò su Marte, più forte e con l’abilità di fare salti sovrumani. Difese una principessa nella guerra civile fra umanoidi pilotata da esseri immortali senza scrupoli.

RECENSIONI


Paradossalmente derivativo: il centenario “ciclo di Barsoom” di Burroughs, pubblicato per la prima volta nel 1912 su “The All-story”, è stato seminale per il genere (Guerre Stellari, Dune e Indiana Jones lo sanno) ma l’ex-genio della Pixar Andrew Stanton, passato per modo di dire al live-action (è massiccio l’uso dell’animazione digitale), invece che preservarne la condizione di motore primo, si sente in diritto di ricalcare gli stilemi delle opere cinematografiche che ha influenzato senza, d’altro canto, lasciare traccia della poetica dello scrittore (dove finisce il John Carter feroce in battaglia e gentiluomo in amore?). Il marchio Disney avrà le sue responsabilità fra edulcorazione, convenzioni stantie e totale superficialità: fatto sta che, modificata e ridotta all’osso dei suoi (futuri) stereotipi, la creatura di Burroughs abita un racconto, personaggi e invenzioni senza vita, mentre la pessima sceneggiatura propina dialoghi e situazioni risapute, è incapace di sfruttare gli evidenti paralleli planetari (la guerra civile, lo scontro fra culture), passa da dilettantesca quando semina come rivelazioni per i personaggi eventi che la drammaturgia poteva benissimo dare per scontati e da dozzinale quando sfrutta scorciatoie narrative che ci auguravamo non vedere mai più (il villain che rivela i propri piani all’eroe prigioniero; l’eroe che arringa l’orda prima della battaglia). Le premesse Cowboys & Aliens sono intriganti, il colpo di scena dell’epilogo funziona, le creature digitali hanno più sostanza di quelle in carne ed ossa (classico, adorabile pet disneyano compreso: il cane marziano), ma quando entra in campo la principessa discinta e tamarra di Lynn Collins e iniziano le schermaglie amorose, contornate da battutine ammiccanti e pistolotti su “coraggio e cuore” che rubano la scena all’avventura, l’imbarazzo è totale. Se tutto va bene (male) è prevista una trilogia. 3D superfluo.