Azione, Commedia

IRMA VEP

Titolo OriginaleIrma Vep
NazioneFrancia
Anno Produzione1996
Durata98'

TRAMA

Il regista René Vidal deve girare il remake di “Les Vampires” (1915) di Feuillade. Sceglie come protagonista una famosa attrice di Hong Kong.

RECENSIONI

Olivier Assayas, ex-critico dei Cahiers, mette mano al suo Effetto Notte, con la stessa apparente, divertita leggerezza e con il medesimo, tentato (non è Truffaut) affetto per i suoi personaggi. Frea cinefilia e nouvelle vague crea, di rimando, un compiaciuto apologo metalinguistico in cui interrogarsi sui gusti cinematografici moderni, per poi rispondere nel segno dell’ambiguità e dell'ironia. Per rifare il serial muto di Feuillade con Musidora, il regista René (Gore) Vidal, interpretato dal redivivo Jean-Pierre Leaud, vuole un’eroina in aderente tuta sadomaso (Irma Vep è l’anagramma di Vampir) e sceglie una diva del cinema d’arti marziali di Hong Kong, Maggie Cheung che, nel ruolo di se stessa (oltre a spezzoni muti del feuilleton, Assayas inserisce anche lo strepitoso The Heroic Trio di Johnny To, dove l’attrice è impegnata in varie acrobazie), “subisce” anche un'intervista in cui l'interlocutore è un fan sfegatato di John Woo e attacca il noioso cinema intellettuale francese ("Crede che quest'ultimo abbia ucciso l'industria del cinema?"). Assayas, allora, sceglie il linguaggio moderno del montaggio veloce, anche per restituire la frenesia di una lavorazione sul set: l’autore, cioè, si giostra fra l'elegia del rivoluzionario passato anticommerciale e la voglia di impadronirsi degli stilemi troppisti, fumettistici e ammalianti di oggi. Lo stesso finale aperto in cui si scopre il "montato" di Leaud come un'opera pop-d'avanguardia, potrebbe indicare sia la follia di un regista che ha preso troppo a cuore il rifacimento di un prodotto di consumo (adora anche Batman e Cat Woman), sia la via post-moderna per un grande capolavoro: la sua costumista lesbica (c’è Truffaut nella reazione imbarazzata e con rossore della protagonista alle avance da parte sua), in realtà, lo tratta come un artista cretino in declino. Assayas cita anche Tony Chang, altro regista di Hong Kong, Kenneth Anger, L’Ussaro sul Tetto (la locandina) e Ridley Scott, il futuro regista di Maggie Cheung licenziata: quest’ultima stava entrando nella parte (salta dal davanzale della casa di Leaud come aveva fatto sul set il giorno prima, nella parte di Irma Vep)? Era la protagonista perfetta? È solo una vampira del cinema “vero”? Si merita solo “l’infimo” Ridley Scott”? Silenzio muto o espressivo? Dove finisce l’autore e dove inizia il suo grande imitatore?