TRAMA
Nick è uno studente modello che si sente “non visto” dalla madre. Una compagna di scuola, teppista e violenta, crede sia lui ad averla denunciata per un furto e lo massacra di botte. Credendolo morto, ne nasconde il corpo nel bosco. Nick, in forma di fantasma, cerca di convincerla a riportare alla luce il suo corpo ancora vivo.
RECENSIONI
Nel tradurre, senza tradirlo, Den Osynlige, film svedese inedito in Italia e, a sua volta, tratto molto liberamente dal romanzo di Mats Wahl, David S. Goyer riesce a preservare la credibilità dei suoi ingredienti peculiari e a rischio di inverosimiglianza, su tutti quello di una teppista che, al femminile, rompe i cliché, e quello di un ghost-movie che non è né un thriller né una commedia sentimentale ma un dramma umano ed esistenziale, dove, da un differente punto di vista, si impara ad andare oltre le apparenze e scoprire che, ad esempio, l’odiata madre non è di ghiaccio come appare, che chi ci ha ucciso possiede comunque un cuore che batte e che quello che consideravamo il nostro migliore amico è così debole di carattere da lasciarci morire. A parte le canzoni sentimentali, di moda nei serial fantasy diretti agli adolescenti, Goyer, che è un regista e uno scrittore molto più intelligente e preparato dei prodotti che sceglie di scrivere/dirigere, coglie il punto, non lo banalizza e non edulcora il finale poco “lieto”. La materia sorprende a ogni passo, romantica e colma di compassione nell’accompagnare un invisibile in vita (per la madre) che diventa invisibile in (quasi) morte e viene visto, infine, dal soggetto più improbabile.


