Animazione, Avventura, Drammatico

IL RE LEONE

Titolo OriginaleThe Lion King
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2019
Durata118'
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Mufasa e Sarabi, re e regina delle Terre del Branco, convocano tutti gli animali della savana per celebrare la nascita del piccolo Simba. Lo festeggiano tutti tranne lo zio Scar, che inizia a tramare contro il futuro re.

RECENSIONI

Mettiamo subito le cose in chiaro; la visione, e non da meno la recensione, di questo ennesimo remake-live action Disney (anche se di live-action ha solo un' inquadratura) richiede un caveat non da poco: il film in questione è già uscito - pressoché identico - venticinque anni fa, le recensioni sono già state scritte. Ciò di cui è interessante discutere è l'operazione sottostante: perché optare dichiaratamente per la copia carbone, per giunta sempre in animazione, di uno dei classici più amati, e visti, di sempre? La dirigenza Disney risponde che oggi i miracoli delle nuove tecnologie permettono di rivivere quella stessa magia in una veste nuova: agli espressivi disegni a matita si sostituiscono i realistici pixel, che danno vita ad animali non più umanizzati, ma addirittura privi di espressioni, scelta dettata dal diverso approccio, più documentaristico, nella tradizione dei premiatissimi - e sempre disneyani - True Life Adventures (1948-1960). Cambiano quindi regia, fotografia e inquadrature, si mantengono dialoghi e montaggio, aggiungendo pochissime scene, tra cui spiccano il momento musicale di “Spirit”, qualche minuto in più dedicato a Nala (prassi comune di questi remake dove sono soprattutto i personaggi femminili ad essere adattati a tempi e mode), una manciata di spettacolari fotogrammi action nella battaglia finale; a ciò si aggiunge un leggero cambiamento di registro in un Timon più cinico e nel riuscitissimo Scar, meno teatrale e sopra le righe, come dimostra la nuova ri-arrangiata e quasi parlata “Sarò Re”, che elimina danze e coreografie e si trasforma in un' arringa marziale. Ma il film e il suo impatto emotivo restano quelli. Si tratta quindi di un'altra variazione sul tema della formula che la Disney sta sempre più affinando nel corso degli ultimi anni: non la re-immaginazione totale di Alice in Wonderland o Maleficent, non il ri-adattamento di Cenerentola o Il Libro della Giungla, ma qualcosa di più simile a quanto fatto con La Bella e la Bestia Aladdin, che pur vantano nuovi personaggi, approfondimenti di trama e cambi di ambientazione. La formula sperimenta ancora, e gli aggiornamenti di natura sostanzialmente tecnica sono stati giudicati sufficienti a giustificare il rifacimento, che mantiene quindi più di tutti un'estrema fedeltà al classico originario, mostrandosi diverso e uguale allo stesso tempo. Non si tratta quindi di puro, pigro e spregiudicato fan-service, né di semplice marketing volto a rinfrescare una property ancora ever-green, stravenduta in home-video e sempre richiestissima in tv; ancora una volta a vincere è il calcolatissimo rischio in nome del quale anche una spregiudicata e, per alcuni, irritante e sfrontata fotocopia, viene accolta trionfante al box-office. Il bersaglio non sono le nuove generazioni, ma noi, nostalgici, vecchi fan, il cui amore per i classici animati, invecchiato negli anni, è cresciuto nel tempo. Mamma Disney lo sa, e ci sfama. Noi ringraziamo e votiamo l'operazione.

È un modo un po’ penoso di iniziare una recensione ma l’apprezzare – o meno – Il Re Leone 2019 dipende molto da quanto, e come, si è legati all’originale. Il remake in CG di Favreau gli è molto fedele e, benché non ci sia perfetta sovrapponibilità, poco ci manca. C’è questo impianto molto classico dai tratti smaccatamente, quanto banalmente, scespiriani che diventa un inno alla Monarchia Patriarcale a discendenza diretta. Il tutto adagiato su una sceneggiatura esilissima, prevedibile, priva di guizzi e/o personaggi memorabili, con la bipartita spalla comica (Timon e Pumbaa) che non funziona se non a sprazzi. L’unica gag genuinamente divertente, fortunatamente rimasta invariata, è quella in cui i due si confrontano sulla natura delle stelle. Poi, certo, Pumbaa scorreggia e lì, giù risate. Se era piaciuto all’epoca, o se è piaciuta la (re)visione postuma del film dell’epoca, piacerà probabilmente anche questo remake letterale.
Con un importante distinguo. L’originale era un cartone animato piuttosto classico, con personaggi disegnati e stilizzati alla bisogna, mentre nel film del 2019 abbiamo una Computer Grafica fotorealistica che crea effetti stranianti. Detto in parole povere: il disegno di un leone che parla ci sta, un leone (che sembra) vero parlante, alla lunga, scoccia. Come vedere un documentario della serie Planet Earth in cui gli animali, improvvisamente, iniziano a muovere la bocca e a chiacchierare/cantare con la voce di personaggi famosi. Altro paragone appropriato potrebbe essere quello con lo spot Tim di qualche anno fa, in cui un pastore napoletano se ne usciva con un perentorio: “Naomi Campebbell… non t’ho dimenticato”.

Un’altra prospettiva analitica per indagare il Fenomeno Re Leone è quella di inquadrarlo come un mistero che si ripete – e si infittisce -. Il film del ‘94 fu uno degli incassi maggiori della Storia del Cinema, quello del 2019 pure. Per quanto mi riguarda, è forse questo mistero l’oggetto di analisi più interessante. Ossia: perché un cartone tutto sommato medio(cre) come Il Re Leone del 1994 ha fatto sfracelli? E perché il suo pedissequo remake, a 25 anni di distanza, sta facendo lo stesso? Chi scrive, si sarà capito, esclude la bontà intrinseca del progetto originario. Ma per il film in oggetto, ancora nelle sale, azzardo un’ipotesi meramente anagrafica. I cartoni animati, tradizionalmente, sono indirizzati a un pubblico di genitori e figli di età compresa tra i 3 e gli 11-12 anni (semplificando e generalizzando). Per il film di Favreau, però, il discorso è un po’ diverso. Oltre a questo pubblico elettivo, se ne aggiungono altri forse inediti. Ci sono i bambini (cresciuti) dell’epoca e forse i loro genitori che magari ora sono nonni, e siamo già arrivati a tre generazioni che per motivi diversi (dalla curiosità alla nostalgia) potrebbero avere interesse a vedere il nuovo Re Leone. In più, potrebbe esserci un effetto inerziale del pubblico allargato del quale, all’epoca, potevano godere i Nuovi Classici Disney. Fu quella, infatti, il periodo in cui la Disney iniziava a rendere – intenzionalmente – appetibili a più generazioni i propri prodotti, come quella dei ventenni, che a 25 anni di distanza potrebbero quindi unirsi alla schiera dei curiosi.
Altrettanto curioso, infine, il fatto che ci si riferisca a questo Re Leone come a un (altro) remake live action quando, di live, c’è solo il campo lunghissimo sulla savana che apre il film.