Commedia, Recensione

IL FIGLIO DELLA SPOSA

Titolo OriginaleEl hijo de la novia
NazioneArgentina
Anno Produzione2001
Genere
Durata123’

TRAMA

Rafael gestisce il ristorante dei genitori e, per esso, trascura la nuova fidanzata e la figlia avuta dal precedente matrimonio. La madre ha l’Alzheimer e il padre desidera sposarla in chiesa, come lei aveva sempre desiderato. Rafael è contrario.

RECENSIONI

A leggere la trama e a intuirne i temi portanti, le aspettative sono basse: Hollywood, con un materiale simile, innescherebbe il pilota automatico fra sentimenti svenevoli (il grande amore dei genitori di Rafael) e commedia edificante (un classico americano: il business-man che, dopo un incidente, vuole cambiare vita e puntare sugli affetti). Ma Juan José Campanella ha lavorato a lungo negli Stati Uniti, conosce bene quei meccanismi e li evita (quasi) in toto, grazie ad una (abbastanza) personale commistione di dramma e commedia, boutade con macchiette e analisi psicologica. L’amore oltre le barriere dei genitori, quindi, appare commosso e commovente, non artificioso, e serve da modello a un uomo di quarantadue anni in crisi esistenziale, roso dal senso di colpa di non avere una madre orgogliosa di lui, con cuore chiuso e tutto preso dal dimostrare a se stesso di non essere (a livello lavorativo) un fallito. Per dire tutto ciò, Campanella preferisce la chiave malinconica e buffa (il leitmotiv di Rafael nei panni di Zorro), in cui innestare passaggi colmi di sentimento con due interpreti eccezionali nel sapere rendere uno sguardo che trabocca d’amore: Héctor Alterio, il padre di Rafael, e Natalia Verbeke, la sua fidanzata. Diviene compiuto, così, il dramma di un uomo non casualmente salvato da un attacco di cuore, che riscopre le dichiarazioni d’amore in poesia della figlia, la schiettezza disarmante di un amico d’infanzia che ha perduto la famiglia, la capacità del padre di darsi alla compagna come Fred Astaire sapeva ballare.

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