Thriller

IL COLLEZIONISTA DI OSSA

Titolo OriginaleThe Bone Collector
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1999
Genere
Durata118'
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Un serial killer si aggira per Manhattan compiendo efferati omicidi. Per trovarlo la polizia si affiderà al detective Lincoln Rhyme (Denzel Washington), che essendo paralizzato dovrà servirsi dell’aiuto d’Amelia Donaghy (Angelina Jolie), una giovane poliziotta.

RECENSIONI

Il Collezionista di errori

Non basta l'interpretazione di Denzel Washington e la bellezza della co-protagonista Angelina Jolie per far decollare un film che rimane decisamente a terra. Non riesce a prendere il volo per la presenza sulla pista di macigni come "Seven","Il Collezionista","Il Silenzio degli Innocenti" che urlano al pilota di tornare a casa. "Il Collezionista di Ossa" è un film copia, un film che porta sulla sua trama i segni della carta carbone, macchie che si cerca di cancellare montando scenari di morte fantasiosi e improbabili persino per i "patrimoni nazionali" americani, i serial killer, solitamente esaltati sopra ogni ardire che in questo caso lasciano il posto ad un personaggio ridicolo il cui ritratto psicologico, al pari di quello degli altri protagonisti è un omaggio alla mancanza di introspezione, di sensibilità e di logica. Oggi, basta allestire un teatrino di omicidi e un pretestuoso movente per costruire un prodotto senza sbavature che non possiede né forza né spessore. E ci viene da domandarci perchè mettere in moto tutte queste risorse: professionali, produttive e pubblicitarie in nome del nulla.

La pupilla di Yol

La partenza incoraggia, nel suo brillante sfoggio di tecnica, fra elaborate soggettive ed inventivi attacchi di montaggio (molto bello quello successivo all'omicidio del poliziotto da parte del taxi-killer). Soprattutto è vincente l'idea di presentare tre situazioni differenti senza fornire molte chiavi di lettura: mistero e tensione, anche privilegiando gli ambienti squallidi, oscuri e notturni, crescono (cercando di replicare le atmosfere di Seven, anche se il gore è contenuto e il senso di malessere psicologico assente: non c'è quello del serial killer, né moti perversi degli eroi). Purtroppo l'idillio è presto spezzato, e la pellicola macina tutti gli stereotipi, prima accantonati, sui thriller con serial killer (Il Silenzio degli Innocenti in primis), con la sola variante (tipo La Finestra sul Cortile) che il processo d'identificazione stavolta non avviene fra poliziotto ed assassino, ma fra un detective infermo e la sua pupilla (in tutti i sensi), fra il "regista" che dirige le operazioni, che controlla il set delle indagini su di uno schermo, e la sua esecutrice materiale, fra un Yilmaz Guney (quello di Yol) rinchiuso in prigione e il suo braccio destro che girava le scene. Risibile e gratuita la soluzione del "giallo": in realtà, tutta la vicenda che ruota attorno agli omicidi, psicologia del killer compresa, pare solo un corollario di poco conto alla dinamica del rapporto fra i personaggi interpretati da Washington e la Jolie. È la forma a salvarlo dall'anonimato.