Avventura, Commedia d'animazione, Fantasy

FROZEN II

TRAMA

Inavvertitamente Elsa risveglia gli spiriti della foresta incantata che, per ragioni ignote, minacciano il regno di Arendelle. Insieme ad Anna, Kristoff e Olaf dovrà recarsi nelle terre dei Northuldri e spingersi oltre, seguendo una misteriosa voce, verso l’ignoto, alla scoperta delle origini dei suoi poteri e della sua vera natura.

RECENSIONI

A sei anni di distanza dall'immenso successo del primo film - più di un miliardo e duecento milioni di dollari al box office mondiale e fautore del nuovo Rinascimento disneyano - dopo un corto animato, uno special natalizio, uno spettacolo Disney on Ice e l'adattamento musicale a Broadway, arriva un secondo lungometraggio, più che un sequel un capitolo due, che chiude (?) le fila della storia dando maggiore compattezza e struttura all'universo di Frozen. Il tempo è un lusso di cui la Disney non ha mai fatto mistero di approfittare, cercando sempre un compromesso tra qualità, marketing e richieste di mercato, non forzando mai la mano dei propri artisti nel tentativo di “battere il ferro finchè è caldo”, come avviene, un tempo e oggi, nella maggior parte degli altri studi, che annunciano sequel senza ancora una storia, magari all'indomani di un promettente esordio al box office (Illumination McGuff) o che si gettano in complesse trilogie (come la Dreamworks con Dragons). A ben vedere questa consuetudine è una collaudata pratica Pixar, o meglio ancora lassateriana, per cui un sequel si fa solo se e quando si ha una idea valida, anche lustri dopo l'uscita del capitolo precedente, ad opera sempre dello stesso team creativo - a cui, magari, l'età più matura suggerisce soluzioni e svolte narrative più interessanti- che si concentra sempre su un episodio alla volta e sulle sfide che le nuove premesse (im)pongono (Toy Story 3 e 4, Gli Incredibili 2 sono solo alcuni degli esempi). Frozen II è confezionato seguendo la stessa logica, focalizzando l'attenzione su uno dei già noti protagonisti (Elsa in questo caso), portando a compimento il suo arco narrativo, in completa controtendenza rispetto a quei sequel stanchi e sciatti, pieni di nuovi personaggi che, in un'ennesima avventura, trasformano il film in serie tv, ricalcando pedissequamente la formula del capitolo precedente: esempio lampante, stavolta nel live-action, Jumanji – The Next Level, altra offerta natalizia di quest'anno, sequel anonimo, una sorta di reboot del precedente a soli due anni di distanza, un calco quasi esatto ma che, in una mossa disonesta, promette di offrire qualcosa di nuovo, un “livello successivo”. Meglio allora il remake-fotocopia dichiarato del Re Leone che non fa mistero della sua natura, anzi la trasforma in vanto, relegando le novità al solo comparto tecnico.

Il tempo è l'elemento cardine di tutta la storia: i personaggi sono cresciuti e il pubblico con loro e un approccio più maturo e meno disincantato è richiesto, sulla falsariga di quanto già fatto da J.K. Rowling nei suoi Harry Potter. “Cambia tutto ma/ qualche cosa non cambierà/ vola il tempo e/ il futuro è un’incognita/ il passato sai, è/ passato ormai/ resta un ricordo in noi/ cambia tutto ma/ il mio posto è accanto a voi” cantano in coro tutti i personaggi in quello che in altri casi sarebbe stato un perfetto epilogo, la morale appresa e declamata, ma che, in questo caso, è invece l'incipit di tutta la vicenda, un dialogo tra un passato avvolto nel mistero (che altro non è che la foresta incantata circondata da una nebbia impenetrabile) e un futuro incerto che deve far pace con esso. Elsa, ora regina di Arendelle nel pieno controllo dei suoi poteri, dopo aver vinto le sue paure, deve fare i conti col senso di colpa che da anni l' attanaglia per la morte dei genitori, dispersi in mare nel tentativo di trovare una spiegazione alla sua natura miracolosa. Solo dopo aver domato gli spiriti della foresta Elsa potrà andare in fondo, letteralmente, al suo passato - incarnato da un fiume congelato, Ahtohallan, che cristallizza il ricordo preservandolo - e perdonarsi, in una catabasi preludio di rinascita e ascesi, morte e resurrezione, dalla quale mette in guardia la stupenda ninna nanna che le cantava la mamma quando era bambina (“ma in quel fiume affogherà/chiunque vada troppo in là”). Tutto questo avviene nella magistrale sequenza di “Mostrati”, una sorta di preghiera, eco della hit "Let it Go", sintesi perfetta, come solo Disney sa fare, di musica e animazione, stilizzazione e grandeur, solennità e meraviglia, affiancata da un regia impeccabile che traduce in immagini questa complessa metamorfosi fisica e spirituale, risolvendo la natura di un personaggio sul cui orientamento sessuale ognuno ha detto la sua, spiazzando e aggirando diplomaticamente i dubbi, fugando al tempo stesso ogni domanda. Il bosco è un luogo di trasformazione, come già suggeriva il musical Into the Woods, in cui ogni personaggio muta ed evolve. Olaf (che in un certo senso è lo spettatore stesso) più di tutti sente ed esplicita questo cambiamento e, non più infante come nel primo film (ora sa leggere, ci tiene a precisare), si pone domande di tipo esistenziale, sfruttate sagacemente in termini comici, consoni alla spalla slapstick quale egli è. Anna, invece, impara a lasciar andare, ad affrontare il distacco e trarre forza da esso, fino a diventare la vera sovrana di Arendelle, la regina della gente, compiendo il destino che da sempre, rivelano i registi, era stato scritto per lei. Arriva anche il matrimonio, ma stavolta a volerlo non è la donna: Kristoff riesce finalmente a chiedere la mano della sua bella ed è protagonista di un numero musicale tutto suo, follemente geniale, una ballata anni 80, resa visualmente proprio come un videoclip d'epoca, che gli ritaglia un po' di spazio, risicato, funzionale il giusto, in un universo tutto al femminile in cui il maschio è cattivo (Hans nel primo, qui il nonno di Anna e Elsa), o nel migliore dei casi, appunto, funzionale alla storia e agli altri personaggi.

Cambia anche il tempo, quello delle stagioni: all'estate del primo episodio, alla primavera del corto, all'inverno natalizio dello special, subentra un autunno vermiglio e la fotografia si riscalda, esibendo, soprattutto nei flashback, giochi di luce degni dei migliori live-action. Ma non è la sola a brillare; tutto il comparto tecnico raggiunge vette di eccellenza senza pari, dal look sempre più morbido e realistico (grazie al nuovo motore di render utilizzato già da qualche anno), fino, ovviamente, all'animazione, settore in cui da sempre la Disney è regina incontrastata. La versatilità dei nuovi modelli CG e i relativi rig assicurano massimo controllo nei movimenti e nelle micro-espressioni fornendo una tavolozza emotiva talmente variopinta che il limite è ormai solo la fantasia dell'artista. E' stato sviluppato persino un prototipo di steadicam che permette di catturare, in una sorta di motion-capture, movimenti di camera più realistici, utilizzati ad esempio in un' osata percezione di personaggio. A farsi notare sono anche i numerosi costumi, stupefacenti sia per design che per fattura, e i curatissimi VFX, qui veri personaggi, nella forma di sfrenati elementi, espressione di una natura violentata dal maschio bianco che imprigiona e uccide tutto ciò che sfugge alla sua comprensione e al suo controllo. Superano se stessi anche il duo Anderson-Lopez che sforna una hit dopo l'altra, nella composizione non solo di melodie tanto orecchiabili quanto raffinate, ma di testi sempre più sofisticati (resi questa volta molto bene in italiano) al servizio di una storia per la comprensione della quale risultano imprescindibili. Si apre così una nuova era ai Walt Disney Animation Studios, quella della regina Jennifer Lee, co-regista e sceneggiatrice del film nonché autrice di tutto l'universo di Frozen, ora successore di quel John Lasseter caduto in disgrazia, nei confronti del quale si pone artisticamente in completa continuità, nella ricerca di nuove voci e talenti e, soprattutto, nel prendersi la responsabilità di osare, confidando stavolta – va detto – nell'enorme seguito che, volente o nolente, pagherà il biglietto, accontentandolo quel tanto che basta per poi sorprenderlo. Frozen II, rispetto al suo predecessore, vira decisamente dalla fiaba all'epos e al dramma lanciando una sfida a tutti i suoi fan incalliti, molti dei quali sono rimasti piuttosto spiazzati e impreparati al cambio di registro. Chissà, magari è solo questione di tempo, che farà decantare un film che riuscirà, si spera, a conquistare senza riserve il cuore di tutti.