Animazione, Commedia

FERDINAND

Titolo OriginaleFerdinand
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2017
Durata108'
Montaggio

TRAMA

Ferdinand è un toro diverso dai suoi simili: d’animo gentile e idealista non sogna la corrida ma passa il suo tempo a annusare fiori e a godersi la vita in compagnia della bimba Nina. Una volta cresciuto, il suo aspetto massiccio e imponente lo renderà riluttante prescelto di toreri in cerca di gloria

RECENSIONI

A volte le dinamiche di produzione dietro le quinte, i sipari e i riflettori mostrano più immaginazione e colpi di scena del prodotto finito. È il caso di Ferdinand, ultimo film d'animazione della Blue Sky - studio acquistato dalla 20th Century Fox subito dopo il grande successo dell'Era Glaciale -, tratto dal libro per bambini La storia del toro Ferdinando scritto da Munro Leaf nel 1936, da cui Walt Disney due anni dopo trasse un corto animato vincitore di un Oscar. Decenni dopo, la Walt Disney Company compra la 20th Century Fox e con essa anche la Blue Sky e la sua libreria. Il toro Ferdinand non tradisce la sua scuderia e resta in casa di una mamma Disney sempre più grossa e grassa, ingorda di content per le sue varie piattaforme, probabilmente sovrabbondante di un ennesimo studio di animazione il cui destino ora è da vedersi. Favola a lieto fine (?), invece, per alcuni puristi disneyani che di mal'occhio vedevano questa invasione di campo della Fox che, a partire già dal design, sembrava profondamente omaggiare il corto del 1938: occhi grandi ed espressivi, forme rotonde e stilizzate nella muscolatura possente ma non asciutta, anzi piuttosto paffuta, del protagonista ben si sposano con la sua indole bonaria.

In realtà il regista Carlos Saldanha (a cui si devono i due Rio e un paio di episodi de l'Era Glaciale) ricorre spesso a un look para-disneyano, contraddetto poi dallo stile delle animazioni per cui preferisce movimenti più cartoon e snappy, smear frames, pesanti stretch and squash più di scuola Warner o Sony Imageworks (dove però si punta molto di più alla sperimentazione e alla stilizzazione delle linee).
Qualche novità si può cogliere nel design dei personaggi umani, che cerca di replicare tratti somatici più ispanici, o nei meravigliosi fondali pastello (anche qui la CGI cerca di imitare i recenti cartoon Disney) che ben dipingono una Spagna da fiaba, purtroppo traditi da uno score non proprio all'altezza e dalle poppeggianti canzoni extra-diegetiche. Due dei momenti più esilaranti del film valorizzano un comparto tecnico di rilievo: le goffe movenze di Ferdinand intrappolato in un negozio di porcellane e la dance battle tra i tori e i leziosi cavalli dall'accento tedesco, dove la magia dell'animazione svincola l'anatomia animale dai suoi limiti e dona ai virtuosismi coreografici una impressionante mimesi umana.
Il focus della storia resta molto classico, tradizionale, ovvero il mito del diverso, con una piccola variante: a Ferdinand, toro poderoso e contrario al bullismo e alla violenza, minaccioso solo per chi ha occhi che non sanno guardare, non pesa la sua diversità; lui ne va fiero e trae da questa consapevolezza la forza per diventare un leader. Purtroppo per lui, amante dei fiori, non sono tutte rose e viole (ci si conceda il vezzo). Il film pur facendosi portavoce di una morale solida e intramontabile, resta all'ombra dell'amatissimo e stra-venduto racconto di Munro, inno al pacifismo e alla non violenza, qui dilatato e annacquato da una critica animalista al triste destino dei tori da corrida e ai sanguinari mezzi dei moderni e automatizzati mattatoi. Come spesso capita, nell'espandere la fabula si ricorre alla Formula e al Manuale: si aggiunge la bimba Nina come veicolo di empatia, la fastidiosa capra per far vacillare l'eroe, i tre ricci come spalle comiche. Superficialità e una certa pigrizia di scrittura si nascondono dietro una pretesa fedeltà all'opera originaria (il finale è pressoché invariato ma risulta fiacco e privo di climax), laddove un adattamento appropriato avrebbe dovuto preservare, anche per il più smaliziato spettatore moderno, la carica di un messaggio all'epoca rivoluzionario. Dedicato ai più piccoli, il film si concede pochi guizzi narrativi, confidando un po' troppo nella forza della morale del racconto da cui è tratto e di cui, forse, difficilmente replicherà lo stesso successo negli anni a venire (non che non lo si auguri dato il forte messaggio), restando fondamentalmente innocuo come il suo protagonista.